Milan, cosa succede nello spogliatoio? Abate e Abbiati nel dopo Chievo contro i più giovani

Facciamo finta, per un attimo, che all’indomani della vittoria casalinga contro il Torino io sia partito con la mia dolce metà per un’isola deserta a godermi un po’ di riposo e di sole e abbia perso i contatti con il mondo cosiddetto “reale” (anche se mi piacerebbe tuffarmi in un’irrealtà fatta di spiaggia, mare e mojito…); al check-in dell’aeroporto, oltre a pensare al viaggio e alle mille cose dimenticate a casa, mi sarei sentito rincuorato al pensiero di una squadra, come abbiamo detto mille volte, coriacea, determinata, umile, unita, coraggiosa, pronta a cullare razionalmente il sogno di una rincorsa ai piani alti della classifica con vista qualificazione alla prossima Champions League.

Christian Abbiati Milan

Torno dalla mia vacanza dopo due settimane (sì…. lo so…. periodo lungo di sosta ma se bisogna costruire una visione è meglio esagerare…) e mi ritrovo, incredulo, all’ennesima puntata dell’ormai famoso “psicodramma rossonero”. Ora sarà evidente a tutte le persone ancora dotate di un certo grado di buon senso, a quale livello di compromissione, di irrimediabile senso di decadimento sia arrivato quel micro-cosmo che noi chiamiamo Milan se sono sufficienti due deludenti prestazioni per scatenare ciò a cui abbiamo assistito da domenica pomeriggio in poi. E non mi riferisco certo al lento, continuo ed inesorabile lavoro di delegittimazione dell’allenatore da parte della proprietà, ma all’inaspettata e sorprendente crepa che si è aperta all’interno dello spogliatoio tra gli stessi giocatori che ritenevamo essere stati plasmati quasi fossero diventati un corpo unico; le parole di Abbiati riguardo a “compagni che rispondono all’allenatore”e ad una squadra, che dopo due mesi di buoni risultati, si sarebbe rilassata e di Abate secondo cui “se non si mette la cattiveria, la voglia, l'ambizione di fare in alto non andremo da nessuna parte” hanno sicuramente lasciato il segno e scatenato una ridda di commenti soprattutto sui social media. L’unica cosa certa è che le frasi sopra riportate provengono da due giocatori che, oltre ad essere quelli con più lunga militanza nel Milan, sono gli stessi che si sono sempre esposti pubblicamente per gli apprezzamenti al lavoro di Mihajlovic e, quindi, per una sua riconferma. Ciò significa che verosimilmente le accuse dei due senatori fotografano esattamente il pensiero del tecnico serbo (oltre che del nucleo storico, ormai, peraltro, numericamente ridottissimo) e che, con queste uscite, speriamo i due abbiano voluto lanciare un messaggio alla società affinché rifletta con attenzione quando cerca di individuare l’origine dei problemi di questa squadra, volgendo lo sguardo più su quegli elementi che una volta acquistati dal Milan ritengono di aver già realizzato il massimo delle loro aspettative di carriera senza porsi obiettivi più ambiziosi e sfidanti che sulle ipotetiche mancanze tattiche dell’allenatore.

Esattamente un girone fa, all’indomani della sconfitta in trasferta contro il Sassuolo, Gianluigi Buffon rilasciò dichiarazioni molto dure nei confronti, soprattutto, dei suoi compagni più giovani e poco inclini al sacrificio. Da lì la Juve ripartì per realizzare quella incredibile striscia, peraltro ancora aperta, di 18 vittorie e 1 pareggio. Non ambiamo a tanta grazia, ma bastasse per passare un finale di stagione normale… ormai anche la normalità è diventata un lusso….

Non so perché, ma in questi momenti mi torna in mente l’Enrico V di Shakespeare; me ne rendo conto… tende un po’ a drammatizzare il concetto, trattandosi solo di calcio, ma calza a pennello: “Lasciate che chi non ha voglia di combattere se ne vada. Dategli dei soldi perché acceleri la sua partenza, dato che non intendiamo morire in compagnia di quell’uomo. Non vogliamo morire con nessuno ch’abbia paura di morir con noi“.

Matteo Forner

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