"E' un difetto di molti capi puntare a circondarsi di persone soprattutto compiacenti e del motivo per cui l'amministratore delegato del Milan, Giorgio Furlani, vorrebbe liberarsi in un colpo solo di Igli Tare e Massimiliano Allegri, che avranno pure le loro responsabilità, di certo qualche colpo sbagliato il primo, un livello del gioco troppo basso invece il secondo, ma hanno soprattutto il grosso problema di essere il direttore sportivo e l'allenatore, di una società che un direttore sportivo e un allenatore così non li vuole, perché fanno troppa ombra chi siede al piano di sopra, perché si intromettono, sarebbe il loro mestiere, nella scelta dei giocatori e nella gestione sportiva del club."
Il paragone con i cugini dell'Inter...
—D'obbligo, invece, il confronto con i cugini dell'Inter: nonostante i cambio di proprietà, in 6 anni sono riusciti a vincere ben 3 scudetto, giocando anche due finali di Champions League:
"L'Inter ha vinto tre degli ultimi sei scudetti, l'ho fatto con tre allenatori diversi e con la dirigenza che nel complesso non è cambiata mai, nemmeno nel passaggio da Zhang ad Oaktree. Il Milan nel frattempo è arrivato a sostituire un direttore sportivo a stagione, carica che sarebbe ancora vacante, se un anno fa il Bologna non lo avesse sconfitto nella finale di Coppa Italia e Gerry Cardinale non avesse cercato un compromesso con i devi vendere di San Siro. C'è stato un momento, tre anni esatti fa, non una vita, in cui Milan e Inter erano vicine di pianerottolo, vivevano allo stesso livello."
"Il Milan aveva il tricolore sulla maglia, lo scudetto lo stava vincendo il Napoli, le milanesi avevano più o meno gli stessi punti in campionato e si sfidavano nella doppia semifinale di Champions League. Da lì l'Inter non ha vinto soltanto quella doppia sfida, ma ha anche consolidato di anno in anno la sua crescita sportiva e gestionale, mentre il Milan perdeva Gazidis, Maldini, Massara. Cioè la competenza e il senso d'appartenenza, la conoscenza del club per cui lavoravano e del contesto in cui lo facevano."
Dopo aver parlato degli addii, pesanti, di Maldini, Massara e Gazidis, Cattaneo è ritornato a parlare di Furlani, descritto come 'uomo business', per poi far riferimento anche alla petizione fatta partire dai tifosi rossoneri:
"A prendersi la scena al posto loro è arrivato sicuramente un buon uomo di business, ma apparentemente inadatto a un posto di rilievo nel calcio. Troppo preoccupato all'idea che lo sventolio della vecchia bandiera milanista, così amata dei tifosi, potesse coprirlo. Troppo legato al profitto del club invece che alla sua anima e alla sua logica, come raccontano certe cessioni e certi acquisti.
Troppo orientato al calcolo e troppo poco alla visione, tanto da indebolire tecnicamente un Milan costruito in più anni, anche parecchio tumultuosi. E ora tornato al punto di partenza, nel tempo di un amen. C'è solo un aspetto positivo per i tifosi del Milan in questa storia di mala gestione sportiva."
"Perché fino a pochi giorni fa il Milan sembrava davvero una società senza futuro, mentre rimbalzavano le voci di Allegri e Tare vicini l'addio e di un Toni D'amico già pronto a insediarsi come nuovo ed ennesimo DS. Poi però la palla è tornata sugli spalti, tra chi alimenta il gioco e lo mantiene in vita, molto più delle plusvalenze degli intro di Champions e delle leggi di mercato. Sono state raccolte decine di migliaia di firme contro Furlani, i tifosi si sono mobilitati, l'ambiente ne ha preso coscienza."
In chiusura, Cattaneo ha voluto soffermare anche sulla figura di Cardinale, facendo riferimento alla sua presenza durante la notte in cui il Milan diventò campione d'Italia per la 19esima volta nella sua storia:
"San Siro ha parlato, prima con i cori, poi con quell'immagine fortissima della curva deserta dal cinquantesimo di Milan-Atalanta. Anche uno come Gerry Cardinale, che era in piazza del Duomo la sera dello scudetto di Pioli, cioè l'allenatore per cui tutto lo stadio cantava Pioli is on Fire ogni volta che si giocava e la partita era una festa, forse l'avrà capito. Oltre al fatturato, cioè il futuro del club, non solo sportivo, c'è l'identificazione coi tifosi, c'è l'emozione che oggi si è completamente annullata.
Per riportare in alto il Milan servono innanzitutto competenza e programmazione, e poi tanto amore per quei due colori, e non solo per se stessi."
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