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Niente più deleghe, un profilo alla Fabregas e non solo: il Milan di Cardinale e la comunicazione fumosa

Niente più deleghe, un profilo alla Fabregas e non solo: il Milan di Cardinale e la comunicazione fumosa
La rivoluzione di Cardinale al Milan parte tra le contraddizioni: dalle promesse di italianità al profilo dell'allenatore. Comunicazione fumosa: la nostra analisi
Emiliano Guadagnoli
Emiliano Guadagnoli Redattore 

La rivoluzione di Gerry Cardinale è partita non appena il Milan ha fallito l'obiettivo stagionale, ovvero quello di qualificarsi alla prossima Champions League. In fumo un centinaio di milioni di euro, con la squadra di Massimiliano Allegri che ha perso tutto totalizzando 10 punti nelle ultime 10 partite di Serie A. L'allenatore livornese è stato esonerato subito, ma il Diavolo non ha ancora trovato il sostituto e anche a livello di organigramma c'è un vuoto enorme da colmare. Cardinale aveva preannunciato la rivoluzione in caso di fallimento nella sua intervista a 'La Gazzetta dello Sport', dove però aveva sottolineato un'altra cosa molto importante.

Milan, Cardinale le promesse ancora non mantenute

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"Non voglio trasferire in modo diretto come facciamo le cose in America. Sono pienamente consapevole del fatto che in Italia le cose sono diverse e che devo adattarmi a questo, e ho bisogno di circondarmi di grandi italiani che mi aiutino in questo; fa parte del percorso di apprendimento".


Questo un passaggio molto interessante. Ebbene, le voci recenti parlano di un Milan propenso a completare organigramma e panchina con tutti profili esteri e senza una figura importante del calcio italiano, smentendo le parole di Cardinale.

Analisi: problema comunicativo dei rossoneri

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Il discorso comunicazione continua: poche ore dopo la sconfitta contro il Cagliari, Cardinale e Ibrahimovic hanno convocato alcuni giornalisti privatamente. Da quell'incontro poi sono trapelate informazioni importanti, tra cui quella sul profilo del nuovo allenatore. Il desiderio di Cardinale era quello di scegliere in prima persona puntando su un tecnico "che giochi come Fabregas". Un allenatore propositivo con il numero uno di RedBird che non voleva più delegare le scelte come fatto in passato. Il punto è chiaro: il Milan ha bisogno di chiarezza, anche a livello comunicativo. Cardinale ha parlato di profili italiani di cui circondarsi e oggi non ce n'è traccia, salvo Calvelli che era già presente nel CDA rossonero. Il profilo dell'allenatore cercato è poi il fulcro: dichiarare di voler cercare un profilo "che giochi come Fabregas", il Milan avrebbe già dovuto bloccare un nome. Invece il club si è trovato con il cerino in mano dopo il no di Iraola e ora cerca Glasner e Pochettino. L'austriaco gioca con la difesa a tre e non sposa certo la filosofia di Fabregas. Il secondo non è un allenatore emergente, anzi, è nella fase calante della sua carriera. In più, Cardinale non voleva più delegare nulla, ma ora si parla di un Rangnick al centro del nuovo progetto del Diavolo. Serve più chiarezza, invece la comunicazione del Milan di Cardinale è quantomeno fumosa.