Jashari, l’infortunio che ha cambiato tutto
—Jashari era atterrato a Milano il 5 agosto 2025 con grandi ambizioni. Il debutto era arrivato il 23 agosto, alla prima di campionato contro la Cremonese, subentrando a Modric al 75’. Sembrava l’inizio di un percorso graduale, ma pochi giorni dopo è arrivato l’episodio che ha segnato la sua stagione: frattura composta del perone destro in uno scontro in allenamento con Santiago Gimenez.
Lo stop è durato oltre tre mesi. Il rientro, il 4 dicembre, esattamente 103 giorni dopo l’infortunio, nella trasferta di Coppa Italia contro la Lazio, terminata 1-0 per i biancocelesti e concisa con l'eliminazione del Diavolo dalla competizione. Da lì in avanti è servito tempo per ritrovare condizione e ritmo partita.
Poche occasioni e rendimento altalenante
—Anche una volta recuperato, Jashari non ha trovato continuità nel sistema di Massimiliano Allegri. In campionato ha collezionato appena 4 presenze da titolare, 5 considerando la semifinale di Supercoppa contro il Napoli.
La miglior prova resta quella del 18 febbraio a San Siro contro il Como: suo l’assist per l’1-1 di Rafael Leao, unico contributo diretto al gol della sua stagione. Per il resto, rendimento discontinuo e difficoltà a imporsi nelle gerarchie.
C’è poi un dato che pesa: nelle cinque partite iniziate dal primo minuto, il Milan ha ottenuto una sola vittoria (contro il Lecce), due pareggi (Como e Fiorentina) e due sconfitte (Lazio e Napoli). Un campione ridotto, certo, ma che contribuisce a rendere il quadro meno rassicurante.
Milan, il precedente De Ketelaere è una lezione da non dimenticare
—La parabola ricorda tremendamente quella di Charles De Ketelaere, altro talento arrivato dal Brugge per oltre 30 milioni e mai esploso in rossonero. Ceduto all’Atalanta dopo una stagione piena di difficoltà, il fantasista belga classe 2001 ha trovato a Bergamo continuità e fiducia, mettendo insieme 32 gol e 31 assist in 135 partite.
Il rischio di ripetere lo stesso errore esiste. Le qualità di Jashari si sono intraviste: visione, geometrie e personalità nella gestione del pallone. Ma serve pazienza. Dopo un primo anno segnato dagli infortuni e da un inserimento complicato, il Milan deve decidere se credere davvero nel talento che ha voluto fortemente. Perché perdere un altro gioiello prima che abbia il tempo di brillare sarebbe un lusso che il club non può permettersi.
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