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Milan, il fattore Ibrahimovic si ribalta: da salvatore a elemento destabilizzante

Alessia Scataglini
Alessia Scataglini
Da salvatore a possibile problema, la parabola di Zlatan Ibrahimovic: può davvero essere la persona giusta per il Milan?

C'era un tempo in cui il nome di Zlatan Ibrahimovic sembrava essere la vera cura a tutti i mali del Milan. Un calciatore dalla forte personalità, ma anche un vero e proprio fuoriclasse. Arrivato al Milan per la seconda volta nel 2020, si è preso una squadra giovane sulle spalle per poi trascinarla a vincere il 19esimo scudetto nel maggio del 2022. Poi il nuovo ruolo come Senior Advisor di RedBird: con il suo arrivo nella dirigenza rossonera, la percezione dei tifosi nei suoi confronti è cambiata. Da salvatore a fattore destabilizzante: Ibrahimovic può fare davvero bene al Milan, ora come ora?

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Milan, la gestione di Ibrahimovic è giusta? I casi Vergine e Abate

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Come sappiamo, la figura di Ibrahimovic non è mai stata fatta per essere 'comandata'. Lo svedese ha una personalità dominante e poco incline alla mediazione. Questo approccio, infatti, inserito in un contesto dirigenziale, non è proprio il massimo.

Uno dei primi campanelli d'allarme riguarda proprio la gestione del settore giovanile. Nei mesi scorsi, infatti, lo svedese e Vincenzo Vergine, responsabile del settore giovanile rossonero, hanno avuto non poche divergenze: sono infatti emerse delle fruizioni sulla gestione del vivaio, con Vergine che è stato molto vicino all'addio. Ma non è tutto.

Dopo la questione Vergine, ancora più emblematica è stata la fine del rapporto di Ignazio Abate, ex allenatore della primavera, con il Milan. Le strade si sono separate non per delle scelte tecniche, come si potrebbe pensare, bensì a causa di una litigata tra Ibrahimovic e l'ex allenatore per lo scarso impiego di Maximilian, suo figlio.


La gestione dei talenti e il caso Liberali

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Molto più preoccupante, la gestione dei giovani talenti del club. Mattia liberali, ora al Catanzaro, è cresciuto nel vivaio rossonero ma, nell'agosto del 2025, il calciatore ha deciso di cambiare definitivamente aria. La motivazione? Tra la creazione del progetto legato al Milan Futuro, le tournée con la prima squadra e il ritorno nell'U23, è venuta a mancare una vera e propria linea guida per il ragazzo che, ovviamente, si è sentito spaesato e senza continuità

Una gestione pessima di un talento così grande. In Serie B, infatti, liberali è considerato uno dei pezzi più pregiati  dell'intero campionato.

L'esonero di Fonseca

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Un altro episodio grave della sua gestione è stato l'esonero di Fonseca. Il tecnico portoghese, arrivato al Milan nell'estate del 2024, non è mai risico ad entrate oralmente nel cuore dei tifosi. Il suo percorso in rossonero, infatti, è stato molto breve. Mentre l'allenatore portoghese veniva 'processato' da tutti i media, a causa dei risultati negativi raccolti, la dirigenza, Ibrahimovic in primis, ha scelto la via del silenzio.

L'allenatore, infatti, è stato più volte lasciato solo, con un gruppo che non lo seguiva più e con una stampa contro, cosa che non faceva di certo bene ad un ambiente già fragile. Il picco più basso, però, è arrivato al momento dell'esonero: Ibrahimovic ha, difatti, esonerato Fonseca senza avergli comunicato la scelte nelle giornate precedenti. Una vera e propria caduta di stile, con il portoghese che, da un momento all'altro, si è ritrovato con le valigie fuori da Milanello.

Il caso Fofana-Leao-Allegri

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Anche nel corso di questa stagione non sono mancati degli episodi gravi. Ad inizio aprile, in occasione di Napoli-Milan, lo svedese e l'allenatore Massimiliano Allegri avrebbero avuto una lite molto accesa, nata dalla scelta del terzo portiere per la stagione 2026-2027, ma non è tutto.

Oltre alla lite, successivamente Ibrahimovic avrebbe telefonato a Youssouf Fofana e Rafael Leao per fornire ai due calciatori dei consigli puramente tattici, scavalcando così il ruolo dell'allenatore.

Ed è proprio alla fine di tutto questo che la domanda sorge spontanea: un uomo che rema contro, vuole davvero bene al Milan? L'Ibrahimovic calciatore non si discute, è stato un vero e proprio fuoriclasse, ingrano di spostare gli equilibri in qualsiasi club, ma il ruolo da dirigente è tutt'altra cosa: bisogna mettere il bene del club davanti a tutti, anche al proprio ego, qualità che evidentemente lo svedese sembra non avere.