La metafora del governo: "D’altronde, esattamente come per un ministro al momento di formare il governo, l’estrazione del soggetto scelto fa capire in partenza la politica che verrà intrapresa. Furlani è il numero 1 in circolazione per numeri, conti, bilanci e ammortamenti. Per il calcio invece, rischia di essere nella parte bassa della colonna di destra dei CEO di Serie A. L’errore? Sta evidentemente più su di lui. Perché Furlani, ormai nel mirino dei tifosi, non è un dittatore che si è autonominato o che tiene ostaggio il Milan: è stato confermato (e sarà confermato ancora per il prossimo bilancio) da Red Bird per la sola volontà di gestire la società senza rimetterci un euro, non per vincere in campo".
Sui ruoli: "Questione di priorità e di ruoli: Furlani, Milanista vero, con la M maiuscola, ha provato e prova a fare del meglio, ma é palese che non ci sia riuscito e non ci riesca, perché – confermo in maniera chiara – non ne ha le competenze. Ma a Cardinale interessa davvero? La risposta la conoscete tutti".
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