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Il Milan di Allegri: da nave alla deriva alla Tempesta Perfetta

Il Milan di Allegri: da nave alla deriva alla Tempesta Perfetta
Dal Milan horror di Paulo Fonseca e Sérgio Conceição della stagione 2024-2025 a quello solido e vincente di Massimiliano Allegri in questo primo scorcio della nuova annata. Ecco cosa è cambiato, come e perché, in questo approfondito editoriale
Redazione

di Mirko Palo

È novembre 2025, e il Milan non è più quel relitto alla deriva della stagione scorsa, orfano di identità sotto il duo Fonseca-Conceição. Ricordate? Paulo Fonseca arrivò con promesse di calcio spumeggiante, ma fu esonerato a dicembre dopo soli sei mesi e 24 partite: 12 vittorie, 6 pareggi, 6 sconfitte, un misero 50% di successi.

Sergio Conceição subentrò come tappabuchi dal Porto, ma il cocktail portoghese si rivelò indigesto: la squadra chiuse all’8° posto con soli 63 punti in Serie A, la peggior annata dal 2014-15. Gol segnati: appena 1,83 a partita nei primi mesi sotto Fonseca, con una difesa che sanguinava 1,13 gol subiti ogni 90 minuti. Un disastro: solo 20 gol nei primi 12 turni, contro i 16 di Pioli l’anno prima, ma con un caos tattico che lasciava il Milan esposto come un pugile stordito.


La metamorfosi del Milan con Allegri: 'clean sheet' ed 'expected goals' in aumento

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Ora, con Massimiliano Allegri al timone dal luglio 2025, è tutt’altra pasta. Dopo 10 giornate di Serie A 2025-26, i rossoneri vantano 6 vittorie, 3 pareggi e 1 sola sconfitta: 21 punti, media di 2,10 a partita, appaiati al terzo posto. A casa, un fortino: 4 vittorie, 1 pareggio, 1 ko; in trasferta, 2 successi e 2 pareggi senza sconfitte. La metamorfosi è nei numeri: tre clean sheet consecutivi, un record che non si vedeva dai tempi di Pioli nel 2021. Gol subiti? Meno di uno a partita (0,7), contro l’1,4 della stagione passata.

Perché questo ribaltone? Allegri non è un illusionista, ma un architetto. Dove Fonseca prediligeva un 4-2-3-1 fluido ma fragile – con mediani esposti ed esterni isolati –, Max impone un 3-5-2 pragmatico, solido come il granito juventino dei suoi scudetti. La rosa, forse un pochino troppo corta, respira disciplina: pressing alto selettivo, transizioni letali, e una mentalità da “sopravvivenza predatoria”.

I dati lo confermano: possesso palla sceso al 52% (dal 58% di Fonseca), ma xG (expected goals) salito del 15%, grazie a finalizzazioni più ciniche. Anche il dato sugli scontri diretti parla chiaro: con la Roma il Milan ha ottenuto il quarto scontro diretto vinto su sei disputati sino a ora in stagione: quattro successi, due pareggi e nessuna sconfitta, dunque imbattuto e con la media migliore a livello di punti negli incroci fra le big di Serie A.

Gli avversari devono tremare. Inter e Juve, con i loro blasoni, guardano il Milan di Allegri come un lupo affamato: momentum da 21 punti in 10 gare proietta i rossoneri a 80+ a fine stagione, soglia scudetto. Fonseca-Conceição (eccezion fatta per la supercoppa italiana) lasciarono macerie; Allegri ha forgiato un’arma. Non è solo rivincita: è il ritorno del Diavolo che brucia. Avversari, temete uno Scudetto dei rossoneri? Dovreste. Perché questo Milan non perdona più.