
L'Ambizione contro la Mediocrità
—Il paragone non è solo doloroso, è impietoso. Da una parte la follia visionaria di Silvio, che investiva cifre folli per portare a Milano i migliori giocatori del mondo. Dall'altra, la gestione fredda, algoritmica, quasi "interista" – citando i retroscena di una tifoseria delusa – di Gerry Cardinale e della sua dirigenza (Furlani).La sensazione è che questa proprietà veda il Milan come un "prodotto", un asset finanziario da ottimizzare, e non come un bene culturale e sportivo da far primeggiare. La mediocrità dei risultati, la gestione del mercato basata sulla plusvalenza piuttosto che sull'ambizione, è lo specchio di una dirigenza che non ha capito, o non vuole capire, cosa significhi la cravatta gialla.
Milanisti veri, senza padroni
—Quella di Paolo Berlusconi e Fedele Confalonieri è la voce dei tifosi che hanno memoria. Non si può chiedere gratitudine a chi sta smantellando l'identità rossonera in nome di una sostenibilità che, nel calcio di alto livello, è spesso sinonimo di ridimensionamento. Silvio Berlusconi non voleva un Milan "competitivo", voleva il Milan "invincibile". Oggi, le parole di chi gli è stato accanto ci ricordano che il milanismo non si compra e non si vende. Può essere momentaneamente sopito, ma la sua fiamma, alimentata da ricordi di Champions e da un amore incondizionato, è pronta a bruciare le carte dei contabili che stanno guidando la nostra amata squadra verso un grigio oblio. Paolo Berlusconi ci lascia con una piccola, flebile speranza: "Magari il Milan tornerà a un Berlusconi". Ad oggi, un sogno, più che un progetto.
E noi vogliamo ribadirlo, con rispetto, ma con fermezza: ridateci il Milan.
© RIPRODUZIONE RISERVATA


/www.pianetamilan.it/assets/uploads/202501/023b84ab57242af5f43b1da72acd04b4.jpg)
/www.pianetamilan.it/assets/uploads/202605/c4880781ffae0e79d0273c4c374e23d2.jpg)