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Serginho (ex difensore AC Milan), ha parlato a 'La Gazzetta dello Sport' | AC Milan News (Getty Images)
L'ex terzino del Milan Serginho parla così della scomparsa del proprio figlio Diego, morto nell'agosto del 2024: "Non si può spiegare a parole la ferita che ti lascia un dramma così. Non mi abituerò mai a parlare della morte di Diego. Da quando non c’è più ho rimesso in discussione tutte le certezze che avevo. È il dolore più forte che un essere umano possa sopportare. Oggi vivo per lui, sono sicuro che ci aspetta un’altra vita in cui staremo insieme per sempre. I tifosi rossoneri? Ho sentito tanto affetto nel momento più difficile, non lo dimenticherò mai".
Con Cesari Maldini è cambiato tutto: "Devo ringraziare lui e Ancelotti. Maldini mi ha salvato la carriera: mi diceva di pensare solo ad attaccare, con lui vincemmo 6-0 il derby. Io ero sempre il migliore in campo. Poi è arrivato Carlo e la musica è cambiata definitivamente. Eravamo una squadra incredibile, la più forte del mondo in quegli anni". Nella sua lunga intervista a 'La Gazzetta dello Sport', Serginho ricorda anche i derby di Champions League: "Un’agonia, ricordo Berlusconi che entrò in spogliatoio a darci la carica. So che Nesta, Pirlo, Gattuso e gli altri se la vivevano molto male, complici giornali e tv. Noi brasiliani eravamo più sereni, lontani da questa pressione".
Sulla Champions persa contro il Liverpool: "Io sono dell’idea che a Istanbul avremmo perso anche se avessimo giocato per una settimana intera. Era una serata maledetta, irreale. La parata che Dudek fece sul tiro di Sheva è sovrannaturale, ne ho parlato anche con lui anni dopo. In panchina, già prima dei rigori, eravamo demotivati e sicuri che sarebbe andata male. Lo dicemmo pure a Carlo: “Mister perdiamo, è stregata”. All'intervallo festeggiavamo? Tutte caz...e. Successe invece il contrario: litigammo tutti, volarono anche parole".
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L'aneddoto su Galliani e Thiago Silva: "Gli segnalai Miranda e Thiago Silva, Braida si innamorò del secondo. Aveva già un pre contratto con l’Inter e sul giocatore c’era pure il Villarreal. Ma gli parlammo e scelse i rossoneri in cinque minuti. Lo convinse il blasone del club e l’idea di crescere al fianco di uno come Nesta. Con il senno di poi direi che ha fatto bene, con buona pace dei cugini nerazzurri...".
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