© RIPRODUZIONE RISERVATA
- Calciomercato
- News economiche Milan
- Redazione
Ivan Rakitic, classe 1986, per anni è stato fulcro del centrocampo della Nazionale della Croazia, con cui ha disputato 106 partite (15 gol all'attivo) e ha incantato sui campi di tutta Europa, indossando, in carriera, le maglie di Basilea, Schalke 04, Siviglia e Barcellona. Ultime due esperienze, in Arabia Saudita, all'Al-Shabab, e, infine, in patria, con l'Hajduk Spalato. Club di cui oggi è dirigente.
A Spalato, Rakitic ha avuto modo di conoscere Gennaro Gattuso, all'epoca tecnico dell'Hajduk, con il quale ha instaurato subito un ottimo rapporto. Motivo per cui, parlando in esclusiva all'edizione odierna del 'Corriere dello Sport', Rakitic ha affrontato anche l'argomento della mancata qualificazione della Nazionale Italiana, diretta recentemente proprio da Gattuso, ai Mondiali negli U.S.A., in Canada e in Messico.
«Sono dispiaciuto. Il Mondiale senza l’Italia per me è inconcepibile. Anche se purtroppo un buco di sedici anni rappresenta anche un fatto culturale e generazionale. Quanti giovani italiani hanno perso la loro crescita emozionale e sportiva insieme a quelle settimane che si trascorrono nel periodo mondiale, condividendo le imprese della propria nazionale. C’è un problema di educazione sportiva sentimentale. Non so spiegarmi cosa sia accaduto, mi sono sempre sentito vicino alla Nazionale italiana. È un fatto enorme».
Gattuso non è più il Commissario Tecnico, ha risolto di comune accordo con la Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.) il suo contratto. Ma Rakitic lo ha sentito già per tastarne l'umore? Ecco la sua risposta al 'CorSport': «È un mio caro amico. Gli ho fatto l’in bocca al lupo prima della gara con la Bosnia. Ma non ho ancora avuto il coraggio di chiamarlo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA