L’avvocato Felice Raimondo, intervenuto sul suo canale YouTube, ha voluto parlare dell'organizzazione societaria del Milan

- Milano

La decisione di Gerry Cardinale di non nominare un direttore sportivo unico e di affidare il Milan ad una gestione 'collegiale' continua a dividere il pensiero dei tifosi. Se da un lato la proprietà pensa alla modernità, dall'altro emergono delle forti perplessità. A far un'analisi ci ha pensato l'avvocato Felice Raimondo.

Milan, Raimondo: "

Intervenuto sul proprio canale YouTube, Raimondo ha voluto fare un paragone tra il Milan e il Liverpool, riferendo che però il tutto regge solo in parte, proprio perchè il club inglese ha una filosofia manageriale molto più forte e definita rispetto ai rossoneri:

Milan Gerry Cardinale
"Il modello del Liverpool vanta una gerarchia verticale e cristallina. II CEO del football sovrintende, il direttore sportivo esegue e coordina lo scouting. Ogni figura ha un nome e una responsabilità precisa. II Milan invece ha optato per un comitato decisionale orizzontale. Non esiste un DS unico."

Il Milan, invece, ha preferito percorrere una strada ben diversa, strutturando un comitato 'orizzontale' dove quattro figure devono trovare una giusta quadra su ogni situazione.

Le scelte strategiche e finanziarie devono emergere dal consenso di quattro figure: Bobby Gardiner per l'intelligence, Hendrick Almstadt per il player trading, DonatoLomonte per lo Scouting e David Castelblanco per la finanza. Il problema critico di questa struttura orizzontale è che l'assenza di un capo dell'area sportiva fa l'assenza di un capo dell'area sportiva fa dissolvere le responsabilità. Nel calcio, infatti, quando un mercato fallisce e le decisioni vengono prese da un organo collegiale, la colpa è di tutti, il che equivale a dire che non è di nessuno in particolare. Come se non bastasse l'instabilità di questa struttura orizzontale, il Milan si scontra con un vero e proprio muro burocratico".

L'analisi di Ramondo centra perfettamente il punto della questione. Quello di RedBird è a tutti gli effetti una specie di esperimento sportivo: esportare la mentalità 'inglese' in Italia non è per niente facile. Se la condivisione dei dati e la protezione del bilancio attraverso quattro teste pensati offre uno scudo finanziario solido, il calcio in Italia ha storicamente dimostrato che, nei momenti più bui, la figura del direttore è spesso l'ago della bilancia.

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