Sull'etica del lavoro e sulla mentalità: "Per me la cosa fondamentale è l’amore per ciò che faccio. Poi contano le persone: mia moglie, i figli e chi non c'è più. Vuoi raggiungere i traguardi anche per loro. Il mio primo allenatore ripeteva che il talento conta per il 20%, il resto è duro lavoro. Se non credi in te stesso, le doti naturali non bastano. Sono sempre calmo di natura, fa parte del mio carattere. Cerco di rimanere positivo e tranquillo in ogni situazione. A volte faccio cose che mi stupiscono, ma c’è sempre da migliorare. Mi piace imparare cose nuove".
Sul rapporto con allenatori, avversari e spogliatoio: "Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi allenatori e campioni. L’avversario che mi ha messo più in difficoltà? Mi è sempre piaciuto sfidare Iniesta. Lo ammiro molto, se devo fare un nome dico lui. Nello spogliatoio mi piace trasmettere tranquillità, positività e fare gruppo. Non parlo molto. Preferisco osservare, capire cosa succede e trovare il momento giusto per intervenire. Guardo più di quanto parli. Chi ci mette più tempo a fare la doccia al Milan? Non lo so, sono cose a cui non bado".
Sul ruolo di guida per i giovani calciatori: "Quando vedo un giovane iniziare cerco di aiutarlo. I ragazzi hanno bisogno di serenità. La mia generazione pensava soltanto al calcio. Oggi invece ci sono troppe distrazioni. Diventa importante aiutarli a capire cosa fare e cosa evitare. Mi piace dare il buon esempio".
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