Milan, le parole di Modric
—Il nostro inviato Stefano Bressi ha intercettato Modric ai margini di un evento organizzato da 'MOVA' (marchio di elettrodomestici di cui il centrocampista croato è figura immagine). Durante la kermesse, l'ex Real Madrid si è prestato anche alla registrazione di una puntata del 'Poretcast' (podcast condotto dal comico Giacomo Poretti), dove ha rilasciato alcune dichiarazioni che hanno scaldato il cuore dei tifosi rossoneri. Di seguito, un'anticipazione delle sue parole raccolta da PianetaMilan.it.
Sul sogno di giocare in Serie A: "Se dovessi presentarmi a chi non ha mai visto una partita, direi semplicemente che sono Modric. Sono un padre, un marito e un ragazzo che aveva grandi sogni. Cosa direbbe il Luka bambino oggi? Direbbe 'wow'. Quando cresci hai dei desideri, ma non avrei mai immaginato di raggiungere tutto questo. Quel bambino direbbe che ce l'ho fatta. Mi sento benissimo a giocare qui. Sono cresciuto guardando l'Italia e il calcio italiano. I tifosi qui capiscono il gioco e apprezzano il calciatore intelligente. Sono felice di aver realizzato il mio sogno di giocare in Italia. Poi l'ho fatto con la maglia del Milan, la squadra migliore del campionato".
Sull'etica del lavoro e sulla mentalità: "Per me la cosa fondamentale è l’amore per ciò che faccio. Poi contano le persone: mia moglie, i figli e chi non c'è più. Vuoi raggiungere i traguardi anche per loro. Il mio primo allenatore ripeteva che il talento conta per il 20%, il resto è duro lavoro. Se non credi in te stesso, le doti naturali non bastano. Sono sempre calmo di natura, fa parte del mio carattere. Cerco di rimanere positivo e tranquillo in ogni situazione. A volte faccio cose che mi stupiscono, ma c’è sempre da migliorare. Mi piace imparare cose nuove".
Sul rapporto con allenatori, avversari e spogliatoio: "Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi allenatori e campioni. L’avversario che mi ha messo più in difficoltà? Mi è sempre piaciuto sfidare Iniesta. Lo ammiro molto, se devo fare un nome dico lui. Nello spogliatoio mi piace trasmettere tranquillità, positività e fare gruppo. Non parlo molto. Preferisco osservare, capire cosa succede e trovare il momento giusto per intervenire. Guardo più di quanto parli. Chi ci mette più tempo a fare la doccia al Milan? Non lo so, sono cose a cui non bado".
Sul ruolo di guida per i giovani calciatori: "Quando vedo un giovane iniziare cerco di aiutarlo. I ragazzi hanno bisogno di serenità. La mia generazione pensava soltanto al calcio. Oggi invece ci sono troppe distrazioni. Diventa importante aiutarli a capire cosa fare e cosa evitare. Mi piace dare il buon esempio".
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