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PIANETAMILAN news milan interviste Simone: “Io nel Milan di Sacchi, come in un sogno. Capello un duro. Potevo tornare nel 2018 quando …”
INTERVISTE

Simone: “Io nel Milan di Sacchi, come in un sogno. Capello un duro. Potevo tornare nel 2018 quando …”

Daniele Triolo Redattore 
Marco Simone, ex attaccante del Milan di Arrigo Sacchi e Fabio Capello tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, ha rilasciato un'intervista in esclusiva a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola. Ecco le sue dichiarazioni tra presente e passato

Marco Simone, ex attaccante del Milan, ha rilasciato un'intervista in esclusiva a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola. Ecco, dunque, qui di seguito uno stralcio delle sue dichiarazioni alla 'rosea'.

Simone: "Il Milan di Sacchi, come essere finito in un sogno"

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Sul Milan di Arrigo Sacchi, dove arrivò a poco più di 20 anni dopo i gol con Virescit e Como: «Una squadra eccezionale, che giocava un calcio di un altro pianeta per l’epoca. Stare nello stesso spogliatoio di Ruud Gullit, Marco van Basten, Franco Baresi, Paolo Maldini e tutti gli altri campioni che hanno segnato un’epoca per me era come essere finito in un sogno».

Su cosa gli viene in mente alla data 21 marzo 1990: «Milan-Malines, ritorno dei quarti di finale di Coppa dei Campioni a 'San Siro'. Andiamo ai supplementari e arriva il mio momento. Parto in solitaria, dribblo un avversario, sento lo stadio vibrare e vedo van Basten smarcarsi, ma senza chiedere palla. È come se Marco mi avesse aperto la strada per prendermi la gloria. Così mi presento davanti a un super portiere come Michel Preud’homme e ... segno. Un’emozione fortissima, i tre olandesi mi sollevano da terra. Sono sincero, ogni tanto vado a rivedermelo ancora adesso, quel gol».

Sui duelli Scudetto tra il Milan degli olandesi e il Napoli di Diego Armando Maradona: «Diego è stato semplicemente il calciatore più forte che abbia mai visto in vita mia. Non ci sono proprio paragoni e sono convinto non esisterà mai più un giocatore di quella dimensione».


"Vierchowod il difensore più duro. Che feeling avevo con Weah!"

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Sul difensore più duro che ha mai affrontato: «Tanti, ma se devo dire il primo che mi viene in mente è senz’altro Pietro Vierchowod».

Sull'approdo di Fabio Capello al Milan dopo Sacchi: «Due grandissimi, ma molto diversi. Arrigo era il genio, don Fabio il manager. Da allenatore iniziai seguendo Sacchi, il suo 4-4-2 maniacale, ma poi capii che dovevo seguire la mia strada, senza scimmiottare gli altri. Capello, invece, era un maestro nella gestione dei campioni».

Su Capello, definito un duro: «Le racconto un aneddoto. Finale di Champions a Vienna, Milan-Ajax. Col mio sponsor tecnico decidiamo di giocare con le scarpe bianche. Era il 1995, non lo aveva mai fatto nessuno. Sapevo, però, che se Capello mi avesse visto indossarle, l’avrebbe presa male e sarei finito in panchina immediatamente. Così, le metto in un sacchetto e faccio riscaldamento con un normale paio di scarpe nere. Una volta tornati negli spogliatoi, appena prima di scendere in campo, le infilo e alzo gli occhi: avevo Capello sopra di me con uno sguardo che non vi dico (ride n.d.r.)...».

Sul Milan di Capello di metà anni Novanta: «Roberto Baggio, Dejan Savićević, Jean-Pierre Papin .... Che qualità. Ma il mio preferito, si sa, è da sempre George Weah. Con George c’era un feeling speciale, sapevamo sempre come trovarci in campo e fuori. A volte sembrava di giocare all’oratorio, nel senso che ci passavamo la palla solo tra di noi. E adesso posso dirlo: Robi Baggio si inc ..... di brutto».

Sul ritorno sfiorato al Milan qualche anno fa: «Sì, era il 2018 e Gennaro Gattuso mi chiamò perché la proprietà cinese pensava alla squadra B e avrei dovuto far partire il progetto. Avevo anche firmato un pre-contratto, poi in estate saltò la società, subentrò Elliott e Leonardo non se la sentì di partire».