«La tecnologia la utilizzano tutti, ma non fa felice nessuno. Servono i sentimenti quando prendi una decisione. La sensazione che mi suscita vedere dal vivo un giocatore in campo, la matematica non la può quantificare».
Braida e il 'no' di Galliani a Shevchenko: come l'istinto ha battuto i numeri
—Attenzione dunque ad affidarsi solo ai numeri, perchè ci sono perle nascoste che verrebbero scartate dagli algoritmi. Il retroscena che Braida racconta a proposito dell'acquisto di Andrey Shevchenko nel lontano 1999 ha dell'incredibile:
«Le racconto questa: quando abbiamo preso Shevchenko, spinsi molto per quello che mi aveva trasmesso. Eppure l’ultima gara prima di chiudere la trattativa con la Dinamo Kiev, Andriyi giocò male. Tanto che anche Galliani aveva dei dubbi. Io però ero sicuro di ciò che avevo visto, anche se quel giorno aveva deluso. Bisogna fidarsi anche dell’istinto. Probabilmente i dati l’avrebbero bocciato. Io invece ero talmente sicuro delle potenzialità di Sheva, che andai a casa sua con la maglia del Milan con scritto sopra il suo nome dicendogli: ‘Mettila e vincerai il Pallone d’Oro’. Cinque anni dopo è accaduto davvero».
Evidentemente Braida ci ha visto lungo con Shevchenko. Pensate a cosa avrebbe perso il Milan senza l'ucraino. In realtà, ce lo dicono proprio i numeri, ironia del destino: 322 gare in totale e 175 reti con la maglia rossonera, con un parziale in Serie A di 226 partite e 127 gol e 75 match di Champions League e 37, uno rimasto iconico, il rigore finale della finale di Manchester contro la Juventus. Alla faccia dell'algoritmo! Tiè
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