Le prime gare da rossonero: “La prima partita è stata già speciale, ho sentito che la squadra era felice di avermi in campo e per come gioco, è stata una bella sensazione. Poi ovviamente l’accoglienza a San Siro è stata incredibile: i tifosi mi hanno fatto sentire il loro caloroso benvenuto. È stato molto positivo e speciale per me“.
Cosa pensa di portare nello spogliatoio: “Energia. È molto importante, non solo nel calcio ma anche nella vita. Quando c’è tensione, l’energia deve crescere. In una stagione come questa è molto importante, quando si è così vicini alla vetta, tenere sempre alta l’energia e avere persone che la trasmettano. Io cerco di farlo nello spogliatoio, voglio sempre avere la mentalità giusta, in allenamento e in campo. Forse ho già portato qualcosa di simile nello spogliatoio“.
Con chi ha parlato prima di venire:"Ho parlato con Malick Thiaw e poi con Oliver Bierhoff, che mi ha detto quello che già sento: è magico poter giocare per un club così grande, con uno stadio incredibile e dei grandi nomi sia ora che nel passato. Questo mi rende orgoglioso e grato di essere qua e indossare questa maglia. Voglio aiutare la squadra ad essere di successo“.
Su come crede di aiutare la squadra: “Penso di potermi integrare molto bene, c’è tanta qualità. Mi piace stare in area, vicino alla porta e lottare nei contrasti difficili, tenendo la palla per la squadra e fare il lavoro sporco. Queste sono le mie qualità che ho già dimostrato qualche volta. Devo fare in modo che la squadra abbia tempo e spazio per pensare, ovviamente devo aiutare anche con i gol“.
I suoi idoli: “Per me Klose è stato un grande esempio, ha giocato in Italia. Così come anche Rudi Voller e, ovviamente, Bierhoff che ha giocato al Milan. Un grande giocatore. C’erano tantissimi grandissimi attaccanti: Inzaghi, Giroud, Ibrahimovic, Van Basten, Ronaldo… Attaccanti fortissimi che ho sempre guardato“.
Sul suo rituale prima di entrare in campo: tirarsi le orecchie. “È una storia che ha radici ben lontane nel passato. Quando giocavo nelle giovanili da bambino, mio padre era l’allenatore e all’inizio degli allenamenti parlavamo un pò di tutto, così mio padre cercava un gesto per “scendere i motori” e focalizzarsi sul lavoro. Io l’ho mantenuto per tutta la carriera e la mia vita, è un rituale. Mio padre è fiero che io abbia mantenuto questa cosa. È il mio modo per concentrarmi solo sulla gara“.
Con l'italiano: “Tutto bene è sicuramente la più facile perché la si può usare sempre. Per me però è ancora più importante comprendere, perché abbiamo un allenatore italiano che parla solo italiano e tiene tutte le riunioni in italiano. È certamente giusto così, tutti quelli che entrano in questa squadra devono dimostrare di volerne far parte, e la lingua è parte di questo. Devi adattarti alla cultura e alla lingua per essere davvero parte del Milan. È importante perché nessuno è più grande del club o della squadra. Capisco comunque già abbastanza, anche perché parlo un pò di spagnolo e riesco a collegare alcune parole. Provo a parlare e imparare quando posso. È certamente una sfida per me, quella di imparare una nuova lingua ed è una cosa positiva, non solo nel calcio ma anche nella vita“.
Sul significato del numero 9 : “Il numero 9 è importante per tanti club, ho già sentito come chiamate il numero 9 qua: punta. È un punto di riferimento importante, e quando vedo quel numero penso a segnare gol. Ho bellissimi ricordi con questo numero in passato, l’ho sempre amato e lo amo ancora. Lo indosso anche la Nazionale tedesca e per me è stato un numero di successo. È un numero positivo. So che qua al Milan il numero 9 ha avuto le sue difficoltà, ma per me non conta. Per me è una cosa positiva“.
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