Milan, l'intervista a Fabio Capello
—Secondo Capello, il calo del Milan non è fisico, ma mentale. Se Allegri ha le sue responsabilità per non aver tenuto alto il livello mentale, la dirigenza non è esente da colpe. Di seguito, i passaggi salienti della sua intervista.
Sul calo del Milan: “La realtà dei fatti dice che nelle ultime quattro partite il Milan non è più stato tonico, non ha più lottato, non ha più dimostrato voglia e la determinazione necessaria per vincere. E i risultati si sono visti. Tutto questo non mi stupisce. Ho visto alcuni giocatori che perdevano palla e se ne fregavano. Gente che non si curava di aiutare e si disinteressava di dare una mano in fase difensiva”.
Sulle possibili soluzioni: “Intanto, in termini di gioco, vorrei tornare a vedere una squadra verticale, cosa che non è più successa. Ma soprattutto il Milan delle ultime due partite dev’essere quello dell’ultima mezz’ora con l’Atalanta: una squadra vogliosa, arrabbiata e determinata. Se i rossoneri ripartiranno da questi presupposti, arriveranno i risultati. Ma devono essere 90 minuti fatti interamente così, e non solo per reazione alla contestazione o ai fischi”.
Su Allegri: “Francamente non credo che l’allenatore non abbia lavorato su questo aspetto. In campo però c’è andata una squadra sconnessa fra i giocatori. Ora non c’è tanto da parlare, o meglio: Allegri in spogliatoio dovrà dire: «Qualsiasi sia stato il motivo che vi ha indotto a giocare in quel modo negli ultimi venti minuti con l’Atalanta, ora dovete farlo per tutti i novanta. E’ stata rabbia? Fatemela vedere per tutta la partita». Non è un problema fisico. Se si mettono a correre come dei matti all’80’, la spiegazione non regge”.
Milan, Capello: «Prendersela solo con Leao è riduttivo»
—Sulla difesa: “Là dietro stanno giocando male perché sono disattenti e perché non c’è filtro a centrocampo. Non ho più visto il Milan aggredire quando l’avversario è in possesso palla. Prima accorciava, anche quando difendeva. E’ un discorso di movimenti di squadra, e poi sono mancate la voglia e la determinazione da parte di tutto il collettivo”.
Sulle colpe di Allegri: “Osservando i numeri negativi, qualche colpa ce l’ha anche lui ovviamente. Non è riuscito a tenere alto l’aspetto mentale. Lui però da tempo parla di raggiungere un certo punteggio, dando indicazioni precise e un messaggio preciso: evidentemente è da tempi non sospetti che vede qualcosa che non va nella squadra. Stava annusando l’aria, mi sa”.
Sulle colpe dei giocatori: “In campo non ci va l’allenatore, lui dà solo le direttive. Se un giocatore perde palla e poi non scatta per riprendersela… Il succo è tutto qui”.
Sul più grande problema del Milan: “Non fanno gol, è presto detto. Leao in campionato ne ha segnati nove ma là davanti non può giocare in quel modo. Comunque è riduttivo prendersela sempre e solo con lui, la colpa è di tutti”.
Sulla possibile rivoluzione totale: “Queste sono cose che leggo e che sento, non lo so. Può saperlo bene solo chi vive la situazione dal di dentro. Posso solo dire che colpe vanno condivise. Intendo dire che le colpe sono dei dirigenti, che per definizione stessa sono coloro che dirigono. E poi, a cascata, si scende nell’organigramma. Anche perché al Milan non decide una persona sola”.
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