Fabio Capello, ex allenatore, oggi opinionista televisivo, si è espresso sul momento del Milan in una lunga intervista rilasciata sulle pagine della ‘Gazzetta Dello Sport’

Il Milan è in crisi. Su questo non ci sono dubbi. Una crisi di risultato, ma non solo. Probabilmente anche di nervi, autostima, convinzione. Di fronte a questo momento di difficoltà della gestione Allegri, l'ex allenatore rossonero Fabio Capello ha rilasciato una dettagliata analisi alla Gazzetta dello Sport. Non una semplice opinione da opinionista tv, ma l'esame clinico di chi conosce i segreti della gestione psicologica dello spogliatoio milanista nei momenti di massima tensione.

Ex Milan, Capello: "Seedorf? Una volta mi tolsi la giacca". Il retroscena (screen Gazzetta.it)

Ex Milan, Capello: "Seedorf? Una volta mi tolsi la giacca". Il retroscena

Il legame tra Capello e il Milan arriva da molto lontano: prima i 4 anni da giocatore (1976-1980), poi un decennio da tecnico nel settore giovanile. La sua ascesa in prima squadra inizia nel 1987 come vice di Liedholm e poi come allenatore ad internim, fino alla promozione definitiva nel 1991. Da lì, un ciclo leggendario che ha arricchito la bacheca di via Aldo Rossi con 4 Scudetti, 3 Supercoppe Italiane, la Champions League del 1994 e una Supercoppa UEFA.

Fabio Capello, ex allenatore Milan

Milan, l'intervista a Fabio Capello

Secondo Capello, il calo del Milan non è fisico, ma mentale. Se Allegri ha le sue responsabilità per non aver tenuto alto il livello mentale, la dirigenza non è esente da colpe. Di seguito, i passaggi salienti della sua intervista.

Sul calo del Milan: “La realtà dei fatti dice che nelle ultime quattro partite il Milan non è più stato tonico, non ha più lottato, non ha più dimostrato voglia e la determinazione necessaria per vincere. E i risultati si sono visti. Tutto questo non mi stupisce. Ho visto alcuni giocatori che perdevano palla e se ne fregavano. Gente che non si curava di aiutare e si disinteressava di dare una mano in fase difensiva”. 

Sulle possibili soluzioni: “Intanto, in termini di gioco, vorrei tornare a vedere una squadra verticale, cosa che non è più successa. Ma soprattutto il Milan delle ultime due partite dev’essere quello dell’ultima mezz’ora con l’Atalanta: una squadra vogliosa, arrabbiata e determinata. Se i rossoneri ripartiranno da questi presupposti, arriveranno i risultati. Ma devono essere 90 minuti fatti interamente così, e non solo per reazione alla contestazione o ai fischi”.

Su Allegri: “Francamente non credo che l’allenatore non abbia lavorato su questo aspetto. In campo però c’è andata una squadra sconnessa fra i giocatori. Ora non c’è tanto da parlare, o meglio: Allegri in spogliatoio dovrà dire: «Qualsiasi sia stato il motivo che vi ha indotto a giocare in quel modo negli ultimi venti minuti con l’Atalanta, ora dovete farlo per tutti i novanta. E’ stata rabbia? Fatemela vedere per tutta la partita». Non è un problema fisico. Se si mettono a correre come dei matti all’80’, la spiegazione non regge”.

Milan, Capello: «Prendersela solo con Leao è riduttivo»

L'analisi di Capello trova riscontro immediato nei dati della stagione del Milan. Il problema del "filtro a centrocampo" evidenziato dall'ex tecnico è confermato dai numeri sui recuperi palla nella trequarti difensiva, calati drasticamente nell'ultimo mese, e da un baricentro medio che si è abbassato di quasi sette metri rispetto a inizio campionato. Questo scollamento tra i reparti non solo espone i difensori a continui duelli uno contro uno, ma isola inevitabilmente la fase offensiva, costringendo i singoli a iniziative personali infruttuose. Ecco il resto delle dichiarazioni di Capello

Sulla difesa: “Là dietro stanno giocando male perché sono disattenti e perché non c’è filtro a centrocampo. Non ho più visto il Milan aggredire quando l’avversario è in possesso palla. Prima accorciava, anche quando difendeva. E’ un discorso di movimenti di squadra, e poi sono mancate la voglia e la determinazione da parte di tutto il collettivo”.

Sulle colpe di Allegri: “Osservando i numeri negativi, qualche colpa ce l’ha anche lui ovviamente. Non è riuscito a tenere alto l’aspetto mentale. Lui però da tempo parla di raggiungere un certo punteggio, dando indicazioni precise e un messaggio preciso: evidentemente è da tempi non sospetti che vede qualcosa che non va nella squadra. Stava annusando l’aria, mi sa”.

Sulle colpe dei giocatori: “In campo non ci va l’allenatore, lui dà solo le direttive. Se un giocatore perde palla e poi non scatta per riprendersela… Il succo è tutto qui”.

Sul più grande problema del Milan: “Non fanno gol, è presto detto. Leao in campionato ne ha segnati nove ma là davanti non può giocare in quel modo. Comunque è riduttivo prendersela sempre e solo con lui, la colpa è di tutti”.

Sulla possibile rivoluzione totale: “Queste sono cose che leggo e che sento, non lo so. Può saperlo bene solo chi vive la situazione dal di dentro. Posso solo dire che colpe vanno condivise. Intendo dire che le colpe sono dei dirigenti, che per definizione stessa sono coloro che dirigono. E poi, a cascata, si scende nell’organigramma. Anche perché al Milan non decide una persona sola”.

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