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INTERVISTE

San Siro, parla Marotta: “Grazie alla tenacia di Ralph e Scaroni siamo arrivati al rogito”

Marotta: 'Grazie a Ralph e Scaroni siamo arrivati al rogito per San Siro'
Giuseppe Marotta, Presidente dell'Inter, ha parlato del nuovo 'San Siro' durante un'intervista concessa ai microfoni di 'DAZN'. Ecco le sue parole
Redazione

Il Presidente dell'Inter Giuseppe Marotta è tornato a parlare del tema 'San Siro' e del nuovo stadio che sorgerà nella stessa zona. Lo ha fatto in una lunga intervista rilasciata ai microfoni di 'DAZN' durante il podcast 'Valori in campo'. Ecco, di seguito, alcune delle sue dichiarazioni.

San Siro, ecco le parole di Marotta

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Si immagina già il nuovo San Siro? "Sì. Finalmente siamo riusciti ad aprire il varco, ad aprire una strada che ci porterà lontano. Sarà piena di tortuosità, non è facile agire in Italia, dove la burocrazia è molto ostruzionistica. Abbiamo intrapreso questa nuova era con entusiasmo, avremo una nuova casa. E' stato molto difficile acquistare San Siro, ma grazie alla tenacia di Ralph e Scaroni siamo arrivati al rogito. Sarà un impianto molto moderno, che risponde soprattutto all'esigenze di sicurezza, di comodità, di accoglienza, di ospitalità e di tutto un insieme di valori".


Ci sono riferimenti a grandi stadi in Europa? "Dal punto di vista progettuale, non mi voglio addentrare perché siamo nella fase in cui si sta ragionando. Ci sarà una presentazione vera e propria, con le caratteristiche che la identificano. Il progetto è stato affidato a Foster e Manica, due icone dell'architettura sportiva, che interpreteranno le linee guida delle due proprietà. Posso solo dire che il manto erboso non sarà retrattile come quello del Bernabeu, ma la tecnologia moderna fa sì che si possa cambiare in un giorno".

Marotta: "Dal punto di vista politico non c'è stata..."

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Perché in Italia è così complicato avere due strutture belle e funzionanti nella stessa città? "Perché dal punto di vista politico non c'è stata una presa di posizione che mirava a sviluppare questa parte dello sport nazionale. Oggi grazie alla presenza di un Ministero dello Sport e un Ministro come Abodi c'è disponibilità e la dimostrazione è nell'aver nominato un commissario ad hoc per gli stadi. Si comincia a capire quanto le strutture possano incidere non solo nell'ambito sociale, ma anche nell'economia stessa dei singoli club e dello sport in generale. Le difficoltà nascono dal fatto che alcune strutture dovrebbero essere considerate di chiaro interesse nazionale e quindi, accanto al Ministero dello Sport, ci dovrebbe essere il Ministero delle Infrastrutture, ovvero quello di Matteo Salvini. Quando parliamo di San Siro e di investimento grosso modo intorno a 1,6-1,7 miliardi di euro solo in termini di valore aggiunto e indotto che può generare, è evidente che sia rilevante nell'economia del Paese. Questo potrebbe permettere di superare certi scogli di procedure lente che trovano facilmente opposizione nell'ambito locale".

Nuova era per Milan e Inter. "Sicuramente sì. C'è stato un periodo di stallo in Italia che ci ha portato a essere fanalino di coda nelle strutture. In Europa sono stati creati o ristrutturati 250 stadi negli ultimi 20 anni, tra questi solo 6 in Italia. Non abbiamo considerato il cuore essenziale di ogni club: deve essere la casa dei tifosi, delle società, dei giocatori. Rappresenta anche un asset patrimoniale di grande rilevanza, che porta ad aumentare i ricavi. Siamo fanalino di coda, noi ricaviamo 80 milioni di euro, il Milan uguale. Real Madrid e Barcellona arrivano tra i 250 e i 300 milioni, i blancos hanno l'obiettivo di superare i 500 milioni. Noi pensiamo di più che raddoppiare gli introiti derivanti dal matchday e da tutte le attività che vengono svolte durante la settimana".