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INTERVISTE

Kaladze: “Non è più il mio Milan. Inzaghi era incredibile, Ibra il più forte che ho marcato”

Kaladze: 'Non è più il mio Milan. Inzaghi era incredibile, Ibra il più forte che ho marcato'
Kakhaber Kaladze, ex difensore del Milan e oggi Sindaco di Tbilisi (Georgia), ha rilasciato un'intervista in esclusiva a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola. Ecco le sue dichiarazioni, tra il passato e il presente a forti tinte rossonere
Daniele Triolo Redattore 

Kakhaber Kaladze, ex difensore del Milan per quasi dieci stagioni (dal gennaio 2001 al giugno 2010), ha rilasciato un'intervista in esclusiva a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola. Ecco, dunque, le dichiarazioni del georgiano, che, in maglia rossonera, ha giocato 284 partite, segnato 13 gol e vinto 8 trofei (tra cui 2 Champions League) prima di concludere la sua carriera con un paio di anni nel Genoa.

Ex Milan, Kaladze in esclusiva alla 'rosea'

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Sul suo esordio con la maglia del Milan, datato 4 febbraio 2001: «Ricordo benissimo quella partita: vincemmo 1-0 contro la Reggina con un gol di Leonardo e io fui molto soddisfatto della mia prova».


Sulla città di Milano: «Qui vengo spesso, è la mia seconda casa. Questa città mi ha dato tantissimo. Arrivai molto giovane e quando sono andato via ero un uomo».

Sul Milan: «Ovviamente non è più il mio Milan, perché non c’è più Silvio Berlusconi. E più in generale è cambiato tutto il calcio italiano. Quando arrivai io, la Serie A era il miglior campionato d’Europa e c’erano top mondiali non solo al Milan, all’Inter o alla Juventus, ma anche al Parma, alla Fiorentina, alla Lazio o alla Roma. Oggi c’è molta meno qualità a livello tecnico».

Su Filippo Inzaghi: «Pippo era incredibile. In allenamento lo prendevamo in giro perché non riusciva a fare dieci palleggi. Però ragazzi, aveva qualcosa d’innato che lo rendeva un attaccante formidabile».

"Ha ragione Allegri: ritornare in Champions è un dovere"

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Sul giocatore più forte che ha dovuto marcare: «Non so, così su due piedi mi viene da dire Zlatan Ibrahimović: aveva una forza fisica straordinaria e in un derby perso 2-1 mi fece davvero soffrire».

Sul Milan fuori dalla Champions League: «Come potrebbe non farmi effetto? L’ultima giornata del girone è stata uno spettacolo, ma a un certo punto me lo sono proprio detto: “Manca qualcosa”. E quel qualcosa era il Milan. Ha ragione Massimiliano Allegri quando dice che ritornare in Champions è un dovere».

Sul Milan di Allegri che sta iniziando a risalire: «Molti dimenticano che quando sbarcai a Milano, le cose non andavano benissimo. Il club non vinceva da un paio di anni e la classifica era tutt’altro che buona. Fu decisivo più tardi l’arrivo di Carlo Ancelotti in panchina. Pure il Milan di oggi viene da stagioni senza vittorie, ma Allegri sta facendo un gran lavoro: ha riportato la giusta mentalità e i rossoneri sono tornati a giocare da squadra, primo passo necessario per vincere».

Sul Milan di Ancelotti che era ricco di campioni e il Milan di oggi: «Come ho detto, la qualità è scesa in generale quindi è difficile fare paragoni. Il segreto del nostro successo non stava, comunque, solo nel livello dei calciatori: il mio Milan era una famiglia, andavamo spesso a cena fuori ed eravamo molto uniti. Questo aspetto ha fatto la differenza».

"Leão criticato ma fortissimo. Fondamentale per tornare a vincere"

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Kaladze su chi gli piace del Milan odierno: «Christian Pulisic ha fiuto del gol, poi facile dire Luka Modrić, a dispetto dell’età, che è più vicina alla mia che a quella di molti suoi avversari (ride, n.d.r.). E non dimentico Mike Maignan, uno dei portieri più forti al mondo».

Su Rafael Leão: «So che in Italia viene molto criticato, ma è fortissimo sia fisicamente che tecnicamente. Lo ritengo un pezzo fondamentale per un Milan che vuole tornare a vincere, senza se e senza ma».

Sul 'nuovo Kaladze' in questo Milan: «Scelgo Strahinja Pavlović, perché è mancino e gioca con il fisico come me. È ancora giovane e deve maturare in alcuni aspetti, ma è sulla buona strada».

Su che effetto gli fece trovare nello spogliatoio, 25 anni fa, Paolo Maldini: «Dico solo che avevo il suo poster in camera da ragazzino. Quando Andriy Shevchenko, che era con me alla Dinamo Kiev, firmò per il Milan, cominciai a tempestarlo di domande su Paolo. Ma sai, finché sei all’esterno non ti rendi conto davvero. Quando arrivai a Milano e lo conobbi, capii il perché era così grande: era una persona umile, eccezionale, prima ancora che un calciatore fenomenale. Mi ha insegnato tanto».

"Berlusconi prima di tutto un grande uomo. Con Sheva ..."

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Sull'aver imparato qualcosa sulla politica da Berlusconi: «Certamente. Le racconto un aneddoto: nel 2008 c’era la guerra in Georgia, una situazione tremenda. Io andai da Berlusconi, sapendo la buona relazione che aveva con Vladimir Putin, chiedendogli se poteva fare qualcosa. Lui lo chiamò davanti a me e poco tempo dopo fu firmata la pace. Silvio per me non è stato solo un grande Presidente, imprenditore e politico. Prima di tutto per me è stato un grande uomo».

Sulle discussioni con Sheva per la guerra in Ucraina: «Ne abbiamo parlato più volte. Noi in Georgia abbiamo vissuto qualcosa di simile: la guerra è qualcosa di terribile. Ma la domanda di fondo per me è una: dove ci sta portando tutto questo? Non riesco a trovare una risposta».