Su Baresi e Tassotti:"Erano giovani, ma avevano già tanta esperienza: Franco, ad esempio, aveva già vinto uno scudetto. Erano tutti bravi ragazzi, mi hanno aiutato: ricordo che andavo spesso agli allenamenti in macchina con Buriani, Tassotti, Antonelli. C’erano tanti bravi ragazzi diventati poi ottimi giocatori, non solo Baresi e Tassotti".
Sulla stagione 1982/83:"La squadra cambiò profondamente, entrarono tanti giovani che approfittarono della chance: non fecero bene solo quella stagione ma proseguirono la loro carriera ad alto livello, diventando ottimi giocatori".
Sul passaggio al Verona: "Non ne sapevo molto, ma mi avevano impressionato giocandoci contro in Coppa Italia e tutti quelli a cui chiesi mi dissero che era un ottimo club. Parlai con Ciccio Mascetti (il d.s. di quell’Hellas, ndr), mi fecero una buona impressione sia lui sia i piani futuri della società. Trovai un’ottima squadra, con un ottimo allenatore, e una bellissima città in cui vivere. Andai via a fine stagione per tornare a casa, ma sapevo che stavo lasciando un’ottima squadra, che l’anno dopo vinse uno scudetto assolutamente meritato".
Su chi l'ha impressionato: "La Juve, che aveva sia stranieri che italiani di altissimo livello. Ma i giocatori italiani di quegli anni… l’Italia vinse il Mondiale nel 1982. E io ricordo che andai alla finale".
Sulla finale del Mundialito: "Ero a Marbella con degli amici, Franco Baresi mi procurò i biglietti e andammo a Madrid, nel ritiro dell’Italia. Incontrai Franco, Marco Tardelli e tanti altri. Era difficile scegliere il migliore di quell’Italia, erano tutti fortissimi. Tifai Italia ovviamente, dopo la finale andai a festeggiare ma eravamo nello stesso albergo della Germania: incrociai 5 giocatori in ascensore e non erano felici. Quella finale la vinse la squadra migliore".
Sul perchè lo chiamano Squalo:"Non lo so, forse perché non avevo due denti davanti, persi per un calcio in bocca nella mia prima partita in Inghilterra, dove ero arrivato a 18 anni dalla Scozia. Ho aspettato fine carriera per una soluzione permanente, quando arrivai al Milan ne avevo perso anche un altro".
Sul perchè in Italia si ricordano di lui:"Dovreste chiederlo ai tifosi. Arrivai al Milan in un momento per loro molto difficile e la mia prima stagione non fu buona. Finimmo in Serie B, ma io volevo restare e fortunatamente anche il Milan voleva che restassi e le cose migliorarono. Ho provato a dare il meglio, come a Verona".
Sul primo arrivo in Italia: "Gli stranieri fino al 1980 in Italia non potevano giocare. Se non fossi venuto, sarebbe stata una perdita enorme per me: sotto tanti aspetti, è stata la mossa migliore che potessi fare. In Inghilterra ho giocato per ottimi club come Leeds e Manchester United, ma l’esperienza di giocare in un paese diverso, di vivere in modo diverso, è qualcosa che sono felice di aver potuto fare e che sarebbe stato un rimpianto enorme non fare".
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Sulla lite con Gattuso: "Penso che lui abbia perso un po’ la testa: era stato espulso, doveva uscire dal campo, mi passò davanti e ci fu un faccia a faccia. Per nessuna ragione avrei permesso si andasse oltre: come giocatore, quando sei in preda alle emozioni, puoi fare cose di cui poi ti penti, ma da allenatore devi avere sempre disciplina. Sono sicuro che adesso che è allenatore anche lui la pensa allo stesso modo. Per me comunque era già tutto finito dopo la partita".
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