Su quell'incontro: «Eravamo in quattro: oltre a noi, erano seduti a tavola Fedele Confalonieri e Aurelio Cazzaniga. Abbiamo parlato di reti televisive ma anche dei pomeriggi trascorsi dal Presidente con Fedele a vedere all’arena gli allenamenti del Milan di Gunnar Nordahl e Nils Liedholm».
"Mi disse: 'Il Milan non afferisce alla sfera del business, ma a quella dei sentimenti'"
—Su come Berlusconi arrivò all'acquisto del Milan: «Proseguo la mia vita fra il Monza e la creazione delle reti di trasmissione di Canale 5, Italia 1 e Rete 4 fino alla fine del 1985. Dal momento che il Milan era retrocesso in Serie B, avevo nel frattempo invitato a Monza tutto il gruppo Fininvest, compreso Paolo Berlusconi, Giancarlo Foscale e Fedele, ad assistere alle sfide con i rossoneri. Poi arriva Natale. Andiamo in vacanza a Saint Moritz, ci sono anche Confalonieri e Marcello Dell’Utri. Il Presidente ci chiede cosa pensiamo della possibilità di acquistare il Milan e io che sono l’unico con esperienze calcistiche lo metto in guardia: “Se noi perdiamo un sacco di soldi con il Monza in B, si immagini i costi per una squadra di A”. Mi rispose “Adriano, il Milan non afferisce alla sfera del business ma a quella dei sentimenti”. Una frase d’amore, che fa capire il perché dell’acquisto: la politica sarebbe arrivata alla fine del 1993».
Su cosa ricorda di quel 20 febbraio 1986: «Tutto: nello stesso giorno ci fu anche la prima trasmissione di La Cinq e io con il Presidente ero a Parigi. Brindammo a quelle due avventure al ristorante sulla Tour Eiffel».
Sul Milan che, per Berlusconi, fu il trampolino per una notorietà planetaria: «No, fu un atto d’amore. Lo ha comprato senza sapere quanti debiti la società avesse. D’altra parte, se il Milan fosse fallito, avrebbe perso il titolo sportivo».
"Galliani: 'Penso a Berlusconi ogni mattina al risveglio. Fortunato a essere al suo fianco'"
—Sulla sua vita che sarebbe stata diversa senza il Milan e Berlusconi: «Assolutamente sì. Io penso a Silvio Berlusconi ogni mattina al risveglio. Senza di lui, pur con gli stessi dirigenti, allenatori e campionissimi il Milan non avrebbe mai vinto 29 trofei in 31 anni. Sono stato fortunato a essere al suo fianco: era uno straordinario motivatore. Entravo ad Arcore camminando, uscivo volando pronto a piantare antenne sull’Everest, non a Montevecchia. Se lo dovessi paragonare a un calciatore sarebbe Pelè».
Su come si definirebbe lui: «Io, Confalonieri e Dell’Utri pensavamo che il termine esatto fosse: “Silvio Berlusconi e la sua orchestra”. Ogni 12 del mese, in ricordo della sua scomparsa, andiamo ad Arcore per una messa in sua memoria».
"Il nostro Milan nacque il 1° luglio 1987. Puntando su Sacchi dimostrò di essere un visionario"
—Su quando è nato il loro Milan: «Il 1° luglio del 1987 perché nella stagione precedente c’era un tecnico, Liedholm, e due stranieri, Mark Hateley e Ray Wilkins, che non avevamo scelto noi. Berlusconi puntando su Arrigo Sacchi che non aveva mai allenato in A dimostrò di essere, come sempre, un visionario. La nostra avventura cominciò quando radunò al castello di Pomerio i dipendenti e affidò la mission di far diventare il Milan la prima squadra al mondo».
Sulla prima mossa 'dirompente' del Milan di Berlusconi: «All’epoca il campionato era dominato da due squadre, la Juventus di Michel Platini e il Napoli di Diego Armando Maradona. Berlusconi voleva dare un segnale forte al suo ingresso nel mondo del calcio e quando mi ha chiesto un consiglio ho risposto “dobbiamo comprare il miglior giovane dell’Atalanta, Roberto Donadoni, soffiandolo alla Juve”. La vigilia di Pasqua del 1986 io e il Presidente andiamo a Bergamo a vedere una gara dell’Under 21 e incontriamo il Presidente Cesare Bortolotti. A Pasquetta viene ospitato a cena ad Arcore e viene convinto per la prima volta in assoluto a spezzare l’asse di ferro che l’Atalanta aveva con la Juve. Con quel colpo dimostriamo che al tavolo ci siamo anche noi».
"Dopo la Coppa dei Campioni contro la Steaua aveva le stelline che uscivano dagli occhi"
—Sulla vittoria che ha reso Berlusconi più euforico: «La notte della finale di Coppa dei Campioni contro la Steaua Bucarest. Aveva le stelline che uscivano dagli occhi. Mai più visto così felice per nessuna altra impresa. Il Presidente è stato grande nelle sue quattro vite, l’edilizia, la tv, lo sport e la politica».
Su Berlusconi che ha seguito il Milan anche dopo la vendita: «Quando c’era Stefano Pioli, mi chiedeva di chiamarlo. Poi glielo passavo e lui gli contestava la costruzione dal basso e gli dava suggerimenti tecnici».
Su Massimiliano Allegri e se piaceva al Presidente: «L’ho portato ad Arcore nel 2010 il giorno della finale di Champions dell’Inter. Dopo 5’ era l’allenatore del Milan».
Sul suo tifo per Allegri: «Di più, abbiamo passato insieme la sera di San Valentino. Le basta?».
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