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Galli: “Berlusconi amava il Milan e i suoi giocatori. Vi racconto di quando ci proibì di mangiare i dolci”

Redazione PM
Il 24 marzo 1986 Silvio Berlusconi diventa il ventunesimo presidente del Milan: quarant'anni dopo, Filippo Galli ripercorre l'era che ha cambiato la storia del calcio

Filippo Galli è tornato a parlare del Milan di Silvio Berlusconi a quarant'anni da quando il 'Cavaliere' è diventato il ventunesimo presidente della storia del club. Di seguito, la sua intervista rilasciata ai microfoni della 'Gazzetta dello Sport'.

Milan, l'intervista a Filippo Galli in occasione del 40° anniversario dalla presidenza di Berlusconi

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Sull'arrivo in elicottero all'Arena civica di Milano: "Gli elicotteri all’Arena, un bel rischio. È stata una mattinata incredibile, fantastica. Siamo partiti dall’aeroporto dei vip di Linate la mattina, verso le 10. Pioveva molto, ma c’era tanta, tantissima gente. E facevano cori e slogan. Presentava Cesare Cadeo, c’era molta allegria e fermento. Qualcuno di noi era spaventato, confusione eccessiva. Era previsto anche uno spettacolo, ma è stato annullato per il maltempo".

Su Berlusconi: "Lui amava il Milan e i suoi giocatori. Ci voleva bene, ci proteggeva. Con lui, io, gli altri, tutti penso, siamo stati bene. Scherzava, era molto generoso. E abbiamo vinto. Tanto, tantissimo. Berlusconi voleva stupire, ci disse: «Lasciate perdere le battute e gli sfottò ,voi siete il Milan e guardate solo al Milan. Questa squadra è condannata a vincere». Il presidente faceva le cose in grande. Anche i discorsi. Ad Arcore ci disse: «Il nostro gruppo è primo in ogni sua attività, ci troveremmo molto male, nel calcio, a essere secondi». Lui le chiamava mission. In realtà voleva un Milan sempre lassù. Primo, in Italia, in Europa e nel mondo. E ci è, ci siamo riusciti. Berlusconi lo disse il primo giorno, a Milanello, poi all’Arena, nella cena di Arcore e nella convention al Castello di Pomerio: questo Milan può durare molto. È durato, no?".

Milan, Galli: «Berlusconi polemizzò con l’allenatore e il medico per il dolce, lo proibì»

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Sulla stagione 1986-87: "Avevamo bisogno di un po’ di rodaggio. C’erano giocatori nuovi, idee nuove, qualcuno era un po’ frastornato. Abbiamo fatto lo spareggio a Torino contro la Sampdoria per andare in Uefa. Liedholm era stato esonerato, in panchina c’era Capello. Ha segnato Massaro ai supplementari. Poi l’anno dopo abbiamo vinto lo scudetto".


Sulla polemica della crostata: "Il presidente amava i dettagli. Anche l’alimentazione. A Barcellona, al trofeo Gamper, credo, polemizzò con l’allenatore e il medico per il dolce. Lo proibì. Ma quel giorno scoprimmo Gullit. Grandissimo Ruud. Berlusconi disse a tutti: «Ragazzi, ho visto uno da Milan». L’anno dopo lo prese".

Su Van Basten: "Di Marco, se non ricordo male, si parlava già da tempo. La sera della cena ad Arcore, prima di andare in ritiro a Vipiteno, lo davano per fatto. È arrivato nella stagione successiva a parametro zero".

 Su Rummenigge: "Se non ricordo male, Kalle aveva detto che per vincere non bastava comprare molti campioni. Il presidente, lo raccontò alla cena nella sua villa, rispose: «Gli ho detto: caro Rummenigge aspetta e vedrai»".

Su Arrigo Sacchi: "Una scelta clamorosamente felice. Lo ha preso dalla Serie B. Una grande scommessa. Il presidente diceva spesso: “Io e Arrigo condividiamo l’idea di vincere e divertire insieme”".