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INTERVISTE

Ex Milan, De Sciglio: “Al Milan ero diventato il capro espiatorio. Da Montella mi sono sentito usato”

De Sciglio: 'Al Milan mi sono sentito usato. Potevo andare all'inter...'
Mattia De Sciglio, ex terzino del Milan, si racconta in una lunga intervista al 'Corriere della Sera', toccando diversi temi del suo passato in maglia rossonera
Redazione PM

Mattia De Sciglio ha vestito la maglia del Milan per sei stagioni. Dopo una lunga trafila nelle giovanili, ha giocato in prima squadra dal 2012 al 2017, prima di essere ceduto alla Juventus. A lanciarlo è stato proprio Massimiliano Allegri, che lo ha fatto esordire in Serie A il 10 aprile 2012 nel match contro il Chievo. Dopo l'esperienza all'Empoli il terzino italiano è al momento svincolato, ma non sembra ancora avere intenzione di appendere gli scarpini al chiodo: "Mi sto allenando ogni giorno per farmi trovare pronto". In una lunga intervista al 'Corriere della Sera' ha parlato del suo passato in rossonero, toccando diversi temi interessanti. Ecco, di seguito, le sue dichiarazioni.

L'intervista a Mattia De Sciglio

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Le parole di De Sciglio: "Al Milan stavo vivendo un sogno. Ero un tifoso rossonero che giocava per la sua squadra del cuore, Maldini era il mio idolo. E pensare che avrei potuto giocare nell'Inter, i nerazzurri mi avevano scartato a un provino... poco dopo è arrivato il Milan, meglio così. Ho fatto tutto il settore giovanile fino all'esordio in Champions a 18 anni. Dopo alcune prestazioni negative è iniziato tutto, un infortunio mi ha tolto continuità e le cose non andavano bene, era finito un ciclo. Una parte della tifoseria e della stampa mi aveva individuato come il colpevole di quella situazione, aspettavano un minimo errore per criticarmi, i miei social si riempivano di insulti e cattiverie. Eppure mi ero sempre comportato bene, non sono mai riuscito a darmi una spiegazione. Quel sogno che avevo da bambino era diventato un incubo, la fascia era solo un altro pretesto per attaccarmi. Ero diventato il capro espiatorio, per fortuna tra i tifosi c'era anche chi mi sosteneva".


L'ex rossonero ha continuato così: "La mia storia a Milano è finita il 23 aprile 2017, durante Milan-Empoli. Eravamo sotto di due gol e Montella ha deciso di togliermi. Non ho mai capito quel cambio, mi è sembrato un modo di usare le mie difficoltà per distogliere l'attenzione da quelle della squadra. Mentre uscivo una pioggia di fischi si è abbattuta su di me. Quell'accanimento mi feriva, non sorridevo più. Mi ero chiuso in casa, anche solo l'idea di uscire a cena mi faceva sentire sbagliato. Forse definirla depressione è troppo, ma ho provato uno stato di malessere. Avevo perso entusiasmo nel giocare e dubitavo delle mie qualità. Nell'ultima stagione ero in scadenza e si parlava di un mio presunto accordo con la Juve, ma in realtà non avevo ancora parlato con nessuno".