Coronavirus, Mihajlovic: “Insieme si vince. Ora si lotta, poi sarà bellissimo”

Sinisa Mihajlovic, tecnico del Bologna ed ex rossonero, ha invitato tutti a rispettare le regole governative per combattere insieme l’incubo coronavirus

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Sinisa Mihajlovic Bologna

NEWS BOLOGNASinisa Mihajlovic, tecnico del Bologna ed ex allenatore del Milan nella stagione 2015-2016, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport‘ oggi in edicola sulla pandemia da coronavirus. Queste le dichiarazioni integrali di Mihajlovic:

Sulle precauzioni del Governo per contenere il contagio: “Capisco che per chi non è abituato può sembrare un sacrificio, ma per me queste precauzioni che ci impongono sono una passeggiata. Ho passato mesi chiuso in una stanza d’ospedale, tre metri per tre, attaccato a fili e flebo, senza poter neanche aprire una finestra. Pensi sia un problema essere in famiglia, a casa, ed uscire in terrazzo a fumare una sigaretta? Sono mesi che uso una mascherina, non abbraccio e non do strette di mano. Non ho dovuto cambiare le abitudini, sono un po’ orso, non mi ha pesato evitare tanti contatti. Anzi, scherzando dico spesso che terrò questa precauzione per i prossimi 5 anni …”.

Sulla vita casalinga di Mihajlovic: “Per me è piacevole. Non sto sminuendo né i pericoli del coronavirus, che debelleremo, né l’ansia di chi magari non è abituato a stare chiuso in casa. Anche mia moglie Arianna sembra un leone in gabbia: fa l’uncinetto, poi si alza, poi lo riprende, poi va in cucina, poi va in camera, poi torna. Si muove più lei che certi calciatori in campo (ride, n.d.a.). Esce solo per fare la spesa. Ognuno ha il suo vissuto, non faccio paragoni. Ma secondo te, dopo aver vissuto due guerre, le bombe che potevano distruggerti la casa, i coprifuoco, sarà mai un problema stare davanti la tv, leggere un libro o andare in terrazzo a fumare? Dopo mesi in ospedale stare con la mia famiglia intorno è un privilegio … Dopo la malattia ho detto spesso che ogni cosa ha riacquistato per me valore e mi sembra bellissima: una boccata d’aria, una doccia con l’acqua che ti scende sul viso, un panorama. Io ormai apprezzo ogni singolo momento della mia vita”.

Sugli aspetti derivanti dallo stare in casa: “Non ho più bisogno della sveglia. Ieri mi sono alzato a mezzogiorno, non so più da quanto tempo non accadeva. Forse da quando ero piccolo. Mi sono alzato quando è finito il sonno. Mi dispiace solo non apprezzare ancora tutti i sapori della cucina, ma mi diverte vedere i miei figli gironzolare per casa, tra le loro stanze e il salone. I pranzi insieme, le cene, le chiacchiere. E la tv …”.

Su chi comanda in casa Mihajlovic: “E me lo chiedi? Arianna. Fa il tiki-taka meglio di Pep Guardiola tra Rai, Mediaset, La7, Sky. Tra un telegiornale e l’altro c’è l’alleggerimento. Poi quando spunta Maria De Filippi, fine dello zapping. Sto diventando un esperto dei suoi programmi, da ‘Amici’ a ‘C’è posta per te’!”.

Sulla vita casalinga dettata dal coronavirus: “‘Uomini e Donne’ lo fanno dopo pranzo, di solito mi addormento sul divano, mentre la sera quando si addormenta Arianna parto io con film e serie tv. Libri, internet, telefono, videogiochi. C’è di peggio, no? Ci chiedono solo questo: stare in casa. Gli ospedali in alcuni regioni sono pieni, le terapie intensive non bastano per tutti. Io so di cosa parlo purtroppo. E non c’è solo il coronavirus da curare negli ospedali: i medici stanno facendo un lavoro enorme, abbiamo il dovere di aiutarli evitando che il contagio aumenti e di essere un pericolo per le fasce più deboli e delicate di salute”.

Sui tanti anziani a rischio: “Si dice che muoiano soprattutto gli anziani con altre patologie, come se fosse una consolazione. Gli anziani non sono un numero, sono una risorsa. Sono la nostra storia, i nostri affetti, il nostro cordone ombelicale, quello che ci ha permesso di essere ciò che siamo. Agli italiani dico: seguiamo le istruzioni che ci danno, dopo il picco arriverà la discesa e dopo sarà bellissimo. La normalità della vita quotidiana, un abbraccio, lo stare insieme, il piacere di andare a vedere una partita di calcio”.

Su cosa ci si aspetta ora per il calcio italiano: “Mi aspetto che il campionato finisca. Bisogna spostare gli Europei e far finire i tornei nazionali e le coppe. Lo vogliono le Federazioni, i club, le tv che hanno pagato i diritti. È giusto terminare ciò che si è cominciato. Dovremo anche valutare da quanto stiamo fermi e dovranno darci un paio di settimane per riprendere il lavoro fisico prima di ripartire a giocare. Faremo meno vacanze, ci sarà qualche sacrificio in più ma chi se ne frega …”.

Sullo stop agli allenamenti: “Giusto? Certo. E ancora più giusto sarebbe stato fermare molto prima anche il campionato. La gente non si è resa conto del pericolo, non ha capito. Ma una cosa è la gente, un’altra cosa è chi ha il potere di decidere e soprattutto le informazioni scientifiche per farlo. Vivo in Italia da una vita, i miei figli sono nati qui, questa dopo la Serbia è la mia seconda casa e quando ne parlo, anche se esprimo una critica, lo faccio con affetto. Però è incredibile come in Italia le decisioni vengano sempre prese a metà. Non sono mai decise fino in fondo, c’è sempre una scappatoia. Ognuno interpreta le regole a proprio modo. C’è poco coraggio. La scelta di chiudere tutto doveva essere fatta prima e in maniera netta, invece c’è stato un Decreto al giorno, un pezzo alla volta. Proprio perché si conosce la mentalità del Paese, che tende un po’ a dribblare le regole, bisognava essere netti sin dall’inizio. Spesso qui le persone rispettano le regole quando si mettono paura, come in questo caso. Ogni Paese ha le sue caratteristiche: gli italiani sono geniali, conoscono l’arte ed il gusto del vivere, sono svegli, ma se vuoi imporre loro le cose o lo fai in modo netto o ti sfuggono da tutte le parti. Ma si ricompattano e trovano l’orgoglio nel momento delle estreme difficoltà. Anche nel calcio è così: guardi gli ultimi due Mondiali vinti”.

Sulla classifica di Serie A nel momento dello stop: “È giusta così”.

Su cosa ha detto Juventus-Inter: “Che la Juventus è ancora la più forte di tutte e che quando ci sono queste partite non le sbaglia, si è visto sia all’andata sia al ritorno. L’Inter ha comprato tanti giocatori ma è ancora dietro. Nonostante la Juventus stia facendo peggio dello scorso anno e l’Inter meglio, il gap resta molto ampio”.

Sulla Lazio di Simone Inzaghi: “L’ho vista bene, sta facendo una stagione strepitosa”.

Sulla festa che gli ha tributato l’Olimpico in occasione dell’ultimo Lazio-Bologna: “Mi ha emozionato. Ringrazio i tifosi ed anche la società che nella ‘vip zone’ ha messo sotto teca, per mostrarle, tutte le maglie che ho indossato nei miei anni biancocelesti, un omaggio non credo per tutti. Diciamo che quella contro la Lazio è la partita che mi è spiaciuto meno perdere”.

Sulla Lazio candidata allo Scudetto: “Se il mio Bologna batterà la Juventus alla ripresa del campionato, sì …”.

Sulla recente frenata della compagine rossoblu: “Siamo stati pieni di assenti. Non so perché, ma siamo la squadra più ammonita del mondo. Eppure non ho undici Mihajlovic in squadra che menano. Capisco che sia più facile ammonire dei ragazzini invece che dei campioni, ma noi siamo bersagliati. Ogni giornata 3-4 gialli e quindi tante squalifiche. Contro l’Udinese ci mancavano undici giocatori. Ed a noi quando ne mancano un paio è già un problema …”.

Sull’inserimento di Musa Barrow nel Bologna: “Sì, deve migliorare molto nella cattiveria. Fa quello che Dio gli ha dato, ma ci mette ancora troppo poco del suo. Viene da un Paese molto povero, deve ritrovare quella fame e quell’umiltà tipica di chi viene da Paesi che hanno sofferto. Ci sto lavorando molto dal punto di vista mentale. Come con Riccardo Orsolini. So che il carattere non si può cambiare, ma si può migliorare: io nel caso loro glielo voglio peggiorare, rendendoli più cattivi nel senso sportivo del termine”.

Su Zlatan Ibrahimovic finito in un Milan in pieno caos: “Non entro in casa d’altri. Ad Ibrahimovic avevo solo detto che a Bologna si sarebbe divertito più che a Milano, nonostante l’importanza del club e della città. Lo penso ancora. Ma ormai è andata così. A Zlatan augurerò sempre il meglio”.

Sulla Champions League, con il Liverpool eliminato: “Jürgen Klopp prima o poi doveva scivolare, è la legge dei grandi numeri. Ha giocato finora una Premier League irripetibile e la vincerà trionfando. Il Liverpool inseguiva soprattutto il campionato dopo tanti anni. Poi affrontare l’Atlético Madrid del ‘Cholo’ Diego Pablo Simeone è sempre una gran rogna. L’Atalanta ha fatto 8 gol al Valencia, merita di essere dov’è e può andare ancora più avanti. Ma la mia favorita per la vittoria finale resta il Manchester City”.

Su un suo consiglio per quando ripartirà il calcio: “Vivere il finale di stagione tutto d’un fiato e con grande passione. Senza polemiche, scuse o alibi perché ci siamo fermati, chi ci ha guadagnato, chi ha perso, chi deve recuperare una partita, chi ha giocato a porte aperte o chiuse. Quello che stiamo passando ci serva da insegnamento. Soffriamo ora e quando torneremo alla normalità, quella normalità sarà bellissima. Godiamocela fino in fondo”.

Sul perché si sta facendo crescere barba e baffi: “I parrucchieri sono chiusi. Già sono pelato in testa, da qualche altra parte dovevo farmi crescere qualcosa. Non posso essere pelato dappertutto. Quando ricresceranno i capelli deciderò se e cosa tagliare. Quando torneremo a vivere normalmente saremo tutti diversi e saremo migliori. Non nel look, ma nell’animo. Anche le difficoltà, le sofferenze, le crisi possono lasciare qualcosa di buono quando finiscono. Ed anche questo periodo difficile finirà. Dipende da noi”. Sul coronavirus ha parlato anche un altro ex rossonero, Roberto Donadoni: ecco le sue parole al ‘CorSera’.

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