Coronavirus, Donadoni: “In Cina è tornato il sereno. Italia, segui le regole”

Roberto Donadoni, ex calciatore rossonero oggi tecnico dello Shenzhen FC, ha spiegato: “Otto ore per i controlli, ma qui ad aprile si torna in campo”

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Roberto Donadoni Shenzhen FC

NEWS DALL’ESTERORoberto Donadoni, ex calciatore del Milan ed oggi tecnico dei cinesi dello Shenzhen FC, ha rilasciato un’intervista sulla pandemia da coronavirus ai microfoni del ‘Corriere della Sera‘ oggi in edicola. Queste le dichiarazioni di Donadoni:

Sulla Cina che ora teme l’arrivo di noi europei nel suo territorio: “C’è grande attenzione nei confronti di coloro che vengono dai Paesi più colpiti e in fondo è giusto che sia così: hanno faticato tanto per cercare di risolvere il problema. Noi abbiamo trascorso un lungo periodo ad allenarci in Spagna, poi il 9 ci siamo trasferiti a Dubai. Saremmo dovuti rimanere lì fino al 22, ma abbiamo preferito anticipare i tempi, proprio perché sapevamo che ci avrebbero messi in quarantena e il campionato potrebbe cominciare”.

Sulla situazione che ha trovato in Cina: “Da Hong Kong a Shenzhen c’è una manciata di chilometri, quando siamo entrati in città con il pullman ho visto che la situazione è tornata alla normalità. Le strade sono vive, popolate di gente. Portano la mascherina, ma fa parte della loro cultura, la usavano anche prima che scoppiasse questa epidemia. Basta che uno abbia un po’ di raffreddore e la mette. Diciamo che, se prima la indossavano in tanti, ora ce l’hanno proprio tutti”.

Su cosa è successo appena tornato lì: “Mentre aspettavamo che ci preparassero le camere in hotel, sono andato in un supermercato lì davanti per acquistare un po’ di provviste da tenere con me in questo periodo di quarantena. Anche lì ho avuto la conferma che tutto è tornato sereno”.

Sul passaporto italiano come ostacolo in più alla dogana: “I controlli sono accurati per chiunque. Abbiamo dovuto compilare moduli dichiarando i Paesi nei quali siamo stati negli ultimi mesi, ci hanno provato la febbre, ci hanno fatto parlare con specialisti che ci hanno chiesto di tutto. È burocrazia, ma è anche sicurezza”.

Sulla Cina modello per l’Italia per sconfiggere il coronavirus: “Mi viene da sorridere, però, quando sento dire che la Cina deve essere un modello per l’Italia. Noi non dobbiamo copiare chi sta combattendo la nostra stessa battaglia contro un avversario così infimo, ma limitarci ad avere buon senso. Bisogna capire che oggi non si può rischiare. È così difficile?”.

Su quanto accade in Italia: “Quando leggo che tante persone dal Nord sono scappate in Sicilia ed in Puglia penso che, non ci riusciamo. Come si fa a non comprendere che questo è un autogol? Occorre stare fermi, in casa. Lo dicono tutti”.

Sulla preoccupazione per i suoi familiari in Lombardia: “Certo che lo sono, è inevitabile. Ma bisogna fare ciò che ci consigliano, senza prendere iniziative di testa nostra. Nei Paesi in cui è emerso il primo focolaio hanno rispettato le regole e ora sembra che tutto sia in via di risoluzione. Questo dovrebbe convincerci ancora di più che non si deve sgarrare”.

Su Bergamo tra le città più colpite: “Ho conoscenti e amici che hanno perso familiari a causa del coronavirus. Ed anche a me è mancata una persona cara. Viveva a Orzinuovi, in provincia di Brescia: avevo legato con lui quando ero al Parma. Aveva la responsabilità del centro sportivo di Collecchio. Lo conoscevano tutti come il Bianco. Ora che si trovava in pensione, amava andare al bar a giocare a briscola con gli amici. Stava benissimo, non aveva altri problemi di salute. È mancato una settimana fa”.

Su quando ripartirà il campionato in Cina: “Si parla di aprile. Noi ora dovremo stare fermi altri 14 giorni, bloccati nelle nostre camere d’albergo, e non sarà facile soprattutto per i nostri giovani giocatori. Ma loro sono già contenti di essersi riavvicinati a casa, erano fuori da gennaio ed avevano un po’ di ansia”.

Su come conservare una buona condizione atletica: “Non potremo lavorare sul campo per due settimane, abbiamo preparato programmi individuali da svolgere in palestra con tutte le accortezze del caso. Nessun contatto ravvicinato tra i ragazzi, orari diversi. È un sacrificio, certo, ma di fronte tutto quello che stiamo vivendo, tutto questo non conta”. Ecco l’opinione dell’avvocato Paco D’Onofrio sulla possibile conclusione ‘a tavolino’ del campionato di Serie A …

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