Su chi ha vinto in Italia con un calcio moderno: «Luciano Spalletti è stato meraviglioso. Anche Antonio Conte. E Roberto Mancini ha fatto un Europeo fantastico: con l’Italia di Cesare Prandelli del 2012 è stata la Nazionale migliore, poi noi abbiamo beccato in finale la Spagna, forse la più forte della storia».
"Per me fare una partita di livello significava far divertire la gente"
—Sulla sua idea di calcio: «La mia idea è sempre stata quella del calcio dei numeri 10. Io emergo nel 1999 quando c’erano Gianfranco Zola, Mancini, Francesco Totti, Roberto Baggio, Alessandro Del Piero, Andrea Pirlo spostato in mediana, Manuel Rui Costa, Ricardo Kaká. Per me fare una partita di livello significava far divertire la gente, farle vedere la giocata, un cross come si deve, un assist. Poi sono innamorato di Rinus Michels, anche se l’Olanda non ha mai vinto niente, di Johan Cruyff, di Arrigo Sacchi, Luis Enrique, Guardiola: gente che ha cambiato il calcio, andando ben oltre i trofei vinti. Gente coraggiosa. Ai tifosi interessa vincere? Allora devono tifare Guardiola. Oppure guardare quello che sta costruendo Cesc Fàbregas a Como».
Sulla Nazionale Italiana impegnata presto nei playoff Mondiali: «Motivi di ottimismo? Ne ho due: l’allenatore e il portiere, che è l’unico campione che abbiamo. Gennaro Gattuso tirerà fuori l’anima dai giocatori, anche attaccandoli al muro se serve. Temo la seconda partita, se sarà in casa del Galles che gioca a mille all’ora: abbiamo personalità e ritmo per farcela? Ne dubito».
Sulla nuova convocazione in azzurro del 34enne Marco Verratti: «È un rischio, non c’è dubbio. Ma Nicolò Barella e Sandro Tonali non sono mai stati dei leader, poi c’è Manuel Locatelli che per me è improponibile. Verratti al 40% è meglio. Ma poi c’è anche il problema dell’attacco».
Su un suo possibile impegno in prima persona, in Federazione: «Non sarei capace, devo essere onesto. Una sola persona può cambiare le cose da Presidente federale e premetto che non è mio amico e non lo sento: Paolo Maldini. Ha uno status, ha studiato, sa di cosa parla, non ha padroni».
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Su come l'ha cambiato il calcio: «Solo a livello economico. Io dovevo portare il pane a casa, avevo fame. Altrimenti potevo fare il panettiere o il barista. Per me il calcio era divertimento, volevo stare bene. Per il resto, ero una testa di ca**o, lo sono ancora e lo sarò sempre. Però con tutti i disastri che ho fatto non ho mai fatto male a nessuno, solo a me stesso. E nessuno può dire che non sono una brava persona».
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