Milan, licenziamento in tronco per allenatore e dirigenza:
—«Beh, direi in pieno American style».
Su Iraola e il possibile no al Milan:
—«E perché dovrebbe volerlo? Le sue squadre giocano davvero bene, il Bournemouth è stata una sorpresa fin dall’inizio della Premier League. Adesso è come se stesse cantando alla Scala. Allena in Inghilterra, nel torneo più importante di tutti. E lo lascerebbe per cosa? Purtroppo noi non abbiamo più appeal. Invece lui sa benissimo che con un altro anno così positivo e con delle coincidenze favorevoli potrebbe presto ritrovarsi alla guida di un top club in lotta per il titolo in Premier».
Su Allegri
—«Prima di giudicare il suo lavoro o quello eventuale dei nomi che vengono fatti per la sua successione, serve che il Milan costruisca una dirigenza all’altezza».
Sulla scelta di Cardinale di ripartire da Ibrahimovic
—«Ma gli altri nomi che sento non mi tranquillizzano, tutt’altro. Leggo di possibili direttori sportivi inglesi o americani quando quelli italiani sono un’assoluta eccellenza. Ma perché? Incredibile. Sembra di essere alla fiera dell’est. Sono scioccato».
Da chi ripartirebbe?
—«Molti di quelli che sono scesi in campo nelle ultime partite li manderei via. Nella prima parte di stagione hanno giocato un calcio quanto meno efficace. Ma se sei al Milan non puoi passare da 100 a 50 nel giro di poche settimane».
Su cosa farebbe per curare il Milan
—«È una domanda difficile a cui rispondere. L’errore più grave è che nessuno è stato in grado di capire il motivo di questo tracollo. Perché nelle prime 25 giornate la squadra ha perso solo una partita e nelle ultime 13 ben sette? Prima di mandare via tutti, bisognava risalire a un perché. Se lo si individua, allora si è a buon punto. Sennò non si possono fare delle scelte, è inutile tagliare teste. O chi arriva è un mago e usa la bacchetta magica o non lo so. Auguri a chiunque verrà nominato».
Sulla rivoluzione delle panchine:
—«I presidenti vogliono sempre dare le colpe agli allenatori e mai agli acquisti. Poi magari qualche tecnico chiamato in corsa non ha pienamente soddisfatto e questo spinge i club a cambiare. I presidenti italiani conoscono meglio l’ambiente e stanno più attenti. Quelli stranieri invece pensano solo ai costi e reagiscono in maniera più istintiva».
Perché pagano sempre gli allenatori?
—«Perché si pensa che abbiano la formula magica, che il risultato dipenda solo ed esclusivamente da loro e che bastino le loro intuizioni per far vincere le partite. Invece se non hai una materia prima di qualità, vai da poche parti. I direttori sportivi parlano troppo e fanno poco. Sanno quello di cui un allenatore ha bisogno ma spesso e volentieri non riescono a metterglielo a disposizione perché non ci sono soldi. E quando ci sono, vengono spesi male»
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