Il brasiliano Marcos Cafu, classe 1970, ex terzino destro di Roma e Milan in Serie A, ha parlato della lotta Scudetto e non solo in un'intervista in esclusiva rilasciata a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola. Ecco le sue dichiarazioni
Marcos Cafu, classe 1970, ha giocato, nella Serie A italiana, con le maglie di Roma (1997-2003) e Milan (2003-2008): in giallorosso ha totalizzato 218 partite, segnato 8 gol e vinto uno Scudetto e una Supercoppa Italiana; in rossonero, invece, 166 partite, 4 gol ma più trofei. Nello specifico, 2 Supercoppe Europee, un Mondiale per Club, una Champions League, un altro Scudetto e un'altra Supercoppa Italiana. Il brasiliano ha parlato, in esclusiva, per 'La Gazzetta dello Sport' di oggi in edicola. Ecco, qui di seguito, uno stralcio delle sue dichiarazioni.
Cafu: "Scudetto? I tifosi della Roma se lo meritano"
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Sulla squadra favorita per vincere lo Scudetto: «Non lo so, è difficile dirlo adesso. Sicuramente sarà una bella battaglia e stavolta non credo che sarà una corsa a due, lo scudetto se lo giocheranno fino alla fine più squadre. Di certo sarei felicissimo se lo vincesse la Roma, soprattutto per i tifosi. Se lo meritano, gli spetta di diritto; quando vedo cantare l’inno mi vengono ancora i brividi».
Su Gianluca Mancini che a Gennaro Gattuso, suo ex compagno di squadra nel Milan e oggi Commissario Tecnico della Nazionale Italiana, ricorda proprio Cafu quando spinge sulla fascia destra: «Sì, me lo hanno detto. Rino è un amico e bisogna togliersi il cappello per il suo coraggio nell’accettare una panchina che non è che scottasse, bruciava proprio. Ho visto Mancini giostrare in quel ruolo, e pure Zeki Çelik sta giocando molto bene a destra. Vi dirò di più, ha proprio ragione Rino: sono più forti di me».
"Nessuno può negare alla gente di sognare. Pellegrini e Dybala da rinnovare"
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Sui tifosi della Roma che sognano lo Scudetto: «In Italia e soprattutto a Roma questa è una parola che per scaramanzia non va usata mai. Diciamo che, come ha detto anche Gian Piero Gasperini, nessuno può negare alla gente di sognare».