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Bierhoff: “Milan, credo nella rimonta Scudetto. Ecco come andò la nostra nel 1999”

Bierhoff: 'Milan, credo nella rimonta Scudetto. Ecco come andò la nostra nel 1999'
Il tedesco Olivier Bierhoff, ex attaccante del Milan di Alberto Zaccheroni, vinse lo Scudetto in rimonta nel 1999 e ha parlato a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola della possibilità che il Diavolo di Massimiliano Allegri faccia lo stesso
Daniele Triolo Redattore 

Olivier Bierhoff, ex attaccante del Milan per tre stagioni, dal 1998 al 2001, con 44 gol in 119 presenze, ha vinto - il 23 maggio 1999 - lo Scudetto in volata con il Diavolo allenato da Alberto Zaccheroni rimontando 7 punti in 7 giornate alla Lazio. Chi meglio di lui, dunque, poteva parlare a 'La Gazzetta dello Sport' della possibile rimonta del Milan di Massimiliano Allegri sull'Inter di Cristian Chivu in vetta alla classifica? Ecco le sue dichiarazioni.

Ex Milan, Bierhoff: "Fa bene Allegri a parlare di Champions. Il resto dopo"

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Bierhoff sulla storica rimonta Scudetto del Milan nel 1999: «Semplice: ci abbiamo creduto e abbiamo messo insieme un filotto clamoroso di vittorie. Nessuno faceva calcoli, ma eravamo concentrati solo su noi stessi, sul conquistare più punti possibili, sull’aiutare i compagni. Eravamo convinti che, facendo il massimo, la Lazio avrebbe commesso qualche passo falso».


Nelle ultime 7 partite di quella stagione, il Milan conquistò 7 vittorie, la Lazio perse contro Roma e Juventus di fila, pareggiando la penultima a Firenze: «Noi invece alla penultima giocammo con l’Empoli e, quando arrivò la notizia che i viola erano passati in vantaggio con una rete di Gabriel Batistuta, il boato di 'San Siro' ci fece scatenare: io segnai tre reti in mezz’ora, a cavallo tra primo e secondo tempo, e vincemmo 4-0. A fine gara eravamo primi in classifica».

Sullo Scudetto vinto a Perugia: «Quando sei dietro però non serve fare calcoli: prima di tutto bisogna vincere il più possibile, senza sprecare energie nervose, pensando a dove i diretti concorrenti possono inciampare».

Su cosa deve fare il Milan di Allegri nella corsa al titolo con l'Inter: «Secondo me non serve fare tabelle e ha ragione Allegri che continua a parlare di obiettivo Champions da raggiungere. Prima il Milan deve tornare nell’Europa che conta, poi pensare al resto. È un modo giusto per tenere la squadra concentrata su un traguardo a breve termine».

"Zac intelligente ad abbandonare il 3-4-3: Boban dietro me e Weah fu fondamentale"

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Sulla mossa chiave di Zaccheroni nel 1999: «Il passaggio dal tridente al trequartista dietro le due punte. Zac dimostrò grande intelligenza e abbandonò il suo 3-4-3 per un modulo che si adattava di più alle caratteristiche della rosa. Zvonimir Boban alle spalle mie e di George Weah fu fondamentale per il cambio di marcia».

Bierhoff su chi è il Boban del Milan attuale: «Impossibile fare paragoni perché i ruoli e le caratteristiche sono diverse, ma, per l’importanza che aveva Zvone in campo e nel gruppo, dico il suo connazionale Luka Modrić. Si tratta di due fuoriclasse e di due amici. Nessuno si offenderà (ride, n.d.r.)».

Su Modrić: «I campioni restano tali a tutte le età ed ero convinto che lo avrebbe dimostrato quando ha firmato per il Milan. Di lui non mi stupiscono le geometrie o la sicurezza che ha in campo, ma quanto corre .... Domenica nel finale ha preso un’ammonizione per proteste dopo aver cercato di recuperare palla vicino all’area avversaria: forse sapeva che bisognava spezzettare il ritmo del match per difendere il risultato e non si è tirato indietro. Dà una mano in entrambe le fasi e si è rivelato un grande colpo. Per il bene del Milan e del calcio italiano spero che resti. Un altro Modrić in giro non c’è».

"Leão e Pulisic? I gol arriveranno. E segnerà anche il mio connazionale Füllkrug"

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Sul paragone tra Demetrio Albertini e Adrien Rabiot: «Con Albertini a centrocampo potevi stare tranquillo perché leggeva le partite come pochi: controllava il ritmo da regista, ma quando c’era da recuperare il pallone, non si tirava indietro. Rabiot è impressionante: è una mezzala che ha tecnica e fisico, senso del gol e capacità di sacrificarsi. Nel derby ha preso delle belle botte senza mai tirarsi indietro o fermarsi neppure nel recupero».

Sul Milan di Zac che aveva i gol garantiti: «George e io ci trovavamo bene, ma il merito era anche del mister e dei suoi schemi. Lui di attaccanti ne ha valorizzati tanti anche a Udine, da Paolo Poggi a Marcio Amoroso. Pensate sia un caso?».

Su Rafael Leão e Christian Pulisic che nel 2026 stanno faticando: «I loro gol vedrete che arriveranno, ma sono convinto che segnerà anche il mio connazionale Niclas Füllkrug che è un bravo ragazzo e che può far comodo con le sue caratteristiche».

Sulla possibile rimonta del Milan: «Sì, ci credo. Nel derby ho visto una squadra motivata, che ha fiducia e ha disputato un ottimo primo tempo. Forse nella ripresa si è abbassata un po’ troppo, ma ha resistito. E’ un segnale chiaro che, nonostante di fronte ci fosse l’Inter, là dietro c’è organizzazione e voglia di soffrire».

Su qual è il pericolo maggiore per il Milan: «L’ansia di dover recuperare. Quando sei dietro e non puoi fallire, può capitare di aver un pizzico di tensione in più. Mi sembra però che l’esperienza non manchi né ad Allegri né al gruppo».