Milan, Biabiany e le visite mediche non superate
—«Mi voleva anche Lippi al Guangzhou, ma dopo aver parlato con Inzaghi era tutto fatto, comprese foto con sciarpa e maglia di allenamento rossonere: infatti Galliani fece l’inferno, perché sapeva che stava saltando tutto. Il rifiuto di Zaccardo non c’entrava nulla, andava nascosto il mio problema di salute: aritmia cardiaca. Ero sulla cyclette e mi guardavano strano, poi restano lì a parlare tanto e il mio procuratore mi fa: ‘Che c… hai al cuore?’. Zero sintomi, ma lì ho avuto paura. Non di non poter giocare più: anche di morire, sì».
«Per l’idoneità andai a Boston, dove il professor Baggish mi disse le stesse cose del professor Carù: ‘Tornerai a giocare, ma gli esami saranno duri’. Un’ora di corsa veloce in salita sul tapis roulant, scesi e dissi: ‘Se non sono morto oggi, non posso morire sul campo’. Quello del Milan, ancora più tosto: cuore al massimo con le scosse elettriche entrando da un’arteria. Me lo sentivo in gola e pensai: ‘Ora esplode’».
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