Io e Andrea (Pirlo) piangevamo con lui lì, ma senza vergogna. La carica emotiva era talmente alta che lui lo disse con un tono quasi enfatico. Però purtroppo la perdita era talmente grande che il gruppo non era pronto ancora ad accogliere la novità.
'Ma Carlo e Paolo non vi avevano già parlato prima individualmente?' Era un'ovvietà, non era una notizia che ci ha colto impreparati. Però il momento emotivo era talmente grosso per le perdite che quel momento lì, io mi ricordo anche quel misto di tristezza che era dominante, quell'entusiasmo che non poteva avere nell'accogliere una persona che arrivava nel tuo gruppo sopraffatto dalla tristezza per le perdite che avremmo avuto.
La giornata precedente, l'addio dei miei compagni. Il famoso addio a San Siro, di Nesta, Rino, Pippo. Il senso di solitudine... Io andai a piangere in un campo da solo in mezzo a Milanello. Non volevo che mi vedessero. Avevo un misto di paura, tristezza, disorientamento. Mi ricordo dove andai, cosa feci, cosa avevo voglia di fare. Non riuscivo a stare dentro la camera, dovevo andare fuori. Ho pianto per una situazione. Capì che era finito. Che quella roba lì è finita."
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