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Alajbegovic ‘snobba’ il Milan: dov’è finito il blasone del Diavolo? Le sue parole fanno riflettere

Alajbegovic
Le parole di Kerim Alajbegovic riaprono il dibattito sulla perdita di fascino del Milan: le sue dichiarazioni e la nostra analisi
Redazione PM

Tra i talenti più interessanti del calcio europeo c'è Kerim Alajbegovic, esterno d'attacco bosniaco classe 2007. In molti si ricorderanno di lui per il rigore trasformato nei playoff Mondiali contro l'Italia, ma la sua stagione è stata positiva anche a livello di club. In 44 presenze con la maglia del Salisburgo ha realizzato 13 gol e servito 4 assist. Dopo il Mondiale tornerà al Bayer Leverkusen, proprietario del suo cartellino, ma tutto sembra portare ad una cessione in estate.

Alajbegovic snobba il Milan

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Alajbegovic ha aperto al trasferimento in Italia nell'intervista concessa ai microfoni di 'SportMediaset'. Tuttavia, tra i "top club" di Serie A menzionati dal talento bosniaco, spicca l'assenza del Milan, che da tempo segue il giocatore con interesse. Di seguito, un estratto delle sue dichiarazioni.


"In Serie A ci sono tante squadre forti. Vedremo cosa succederà, ma mi piace come campionato. Inter, Roma, Napoli e Juventus sono squadre di vertice. Sarei pronto per un top club italiano in Serie A o anche per un altro campionato importante”.

Stoccata di Alajbegovic, il Milan ha perso il suo blasone?

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La mancata menzione del Milan tra i "top club" in Itala non è passata inosservata ai tifosi rossoneri. Questo apre un profondo dibattito sull'appeal del club, un tempo in grado di attrarre i migliori giocatori e ora snobbato anche dai giovani talenti in rampa di lancio. Non basta più il nome per essere considerato un grande club e i recenti rifiuti di Iraola e Xavi lo dimostrano: servono strategia, ambizione e programmazione, altrimenti il rischio è quello di poter ambire soltanto a calciatori di terza fascia.

Il Milan dovrebbe essere il sogno di chiunque inizi a giocare a calcio da bambino, non una seconda o addirittura una terza scelta. Senza un cambio di rotta, tuttavia, questo scenario potrebbe diventare sempre più concreto. Non bastano le parole: ora bisogna dimostrare con il fatti che la maglia rossonera ha ancora un valore.