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INTERVISTE

Abbiati: “Maignan una delle colonne del Milan. Scudetto? L’appetito vien mangiando”

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L’ex portiere del Milan Christian Abbiati ha rilasciato una lunga intervista alla 'Gazzetta': le sue parole sul derby e tanto altro...
Alessia Scataglini
Alessia Scataglini

L’ex portiere del Milan (dal 1998 al 2005 e poi dal 2008 al 2016) Christian Abbiati ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport'. L'ex rossonero, in vista del derby di domani sera contro l’Inter di Chivu, ha voluto parlare di diverse tematiche: dal suo derby del cuore alla nostalgia provata per il calcio giocato fino al Milan attuale.

Milan, le parole di Abbiati

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La nostalgia:«In una scala di nostalgia e tristezza da 1 a 100: 101. Quando mi chiedono lo stadio più bello in cui ho giocato, la risposta è sempre San Siro. Capisco ovviamente le necessità finanziarie dei club, ma avrei preferito un ammodernamento dell’impianto esistente. Speravo in un lavoro sulla falsa riga del Bernabeu o del Camp Nou».


Il derby nel cuore:«Il primo che ho giocato, 13 marzo del ’99: 2-2 con autogol di N’Gotty, gol di Zanetti e doppietta di Leonardo. Era il Milan di Maldini, Costacurta, Boban, Leo, Bierhoff e Weah».

Il Milan di Allegri:«Personalmente ho vinto sia col 3-4-3 di Zac, che in effetti all’epoca per il Milan pareva una cosa stranissima, sia col 4-3-3 di Allegri. Di base Max è più portato per la difesa a quattro, ma evidentemente con i giocatori che ha ritiene meglio il 3-5-2. Può darsi che il gioco non sia particolarmente bello, ma sta generando indubbiamente ottimi risultati. A me comunque concettualmente il 3-5-2 non dispiace affatto. Il gioco non è esaltante, siamo d’accordo, ma poi a parlare sono i risultati. Sta facendo di più rispetto al previsto. Personalmente mi aspettavo un Milan che lottasse per il quarto posto, oggi è solidamente secondo».

Su Leao: «Ha i colpi, una presenza fisica importante. Da centravanti deve migliorare ancora i movimenti, perché resta un giocatore che ha bisogno di spazi e che con le difese chiuse fa fatica. Allegri lo allena tutti i giorni e vede cose che noi non vediamo. Il lavoro più complesso è allenarlo nei movimenti, a me da punta centrale piace. Beh, è una partita da dentro o fuori: se va male è finito il campionato, se vinci torna la speranza di riaprirlo. Ma vincere sarebbe importante anche per dare un segnale a chi sta dietro. Rafa sta maturando anche sotto questo aspetto. All’esterno ha un’immagine, all’interno un’altra. E quella all’interno vi assicuro che è migliore rispetto a quella che c’è di lui all’esterno. Io sto con lui, si porta dietro una fama che sul lavoro non corrisponde per nulla. Vorrei sottolineare per esempio l’abbraccio a Maignan dopo il gol fatto al Como: Mike aveva sulla coscienza l’errore sulla rete avversaria e Leao quando ha segnato l’1-1 si è fatto tutto il campo per andare ad abbracciare il suo capitano. Mi è piaciuto molto. Il gruppo c’è, è unito e qui è stato bravo Allegri».

Su Modric: «Non entro nemmeno nel discorso tecnico perché è superfluo. Mi limito quindi a sottolineare il suo valore aggiunto nello spogliatoio: sta facendo crescere tutti, specialmente i più giovani e questo va oltre le prestazioni. L’anno prossimo si spera di giocare la Champions e quindi c’è ancora bisogno di lui. Confido che si trattenga a Milanello».

Maignan e il gol convalidato al Parma:«Su Maignan è fallo, senza se e senza ma. Si vede benissimo come Valenti si giri di spalle apposta per fermarlo. La valutazione di Mike sulla traiettoria della palla è un po’ sbagliata, ma era in grado di recuperare la posizione. Solo che non ha potuto farlo a causa dell’ostruzione. Se non erro a Valenti nella partita successiva è stato fischiato fallo in una dinamica simile, no? In area piccola un portiere deve essere tutelato. Rinnovo? Tutto giusto, tutto come auspicavo. È una delle colonne: se vuoi costruire un futuro importante, ti devi rivolgere a quelli come lui. Se segui Filippi con umiltà, con lui fai un lavoro completo, anche dal punto di vista mentale. È il tuo confessore. Per esempio prima delle partite, quando deve capire lo stato d’animo del portiere».

Credere nello scudetto:«Se andassimo a -7 manterremmo aperta una porta per inseguire un sogno. Non dimentichiamo che l’Inter è stata costruita per vincere e obiettivo del Milan non credo fosse lo scudetto. Sono convinto che l’obiettivo vero sia la Champions. Dopo di che, strada facendo l’appetito vien mangiando…». 

Cosa è mancato fin qui:«I punti persi con le piccole in casa: Cremonese, Pisa, Sassuolo, Genoa. Sarebbero bastati anche solo quattro punti in più per vivere tutt’altro campionato»