L'anno scorso 3-3 a Cagliari, con tanti gol e rete subita subito, è questo il paragone giusto? "L'anno scorso montagne russe. Noi poi ci giochiamo un po' col paragone dell'anno scorso secondo me, ma non è la normalità. Negli ultimi sette o otto anni di Milan, la stagione anomala è stata quella passata. Poi per il resto il Milan è stato sempre lì. Però sono d'accordo con te. Ripeto, non è una squadra che ieri è andata a cercare il 2-0 o il 3-0 per forza dopo il vantaggio. A me piaceva molto il Milan di Pioli, tantissimo. Però quella era una squadra che non riusciva a vincere 1-0, rischiava di vincere 5-4. Una volta ricordo in una conferenza, c'eri anche tu, Pioli disse che aveva capito che quella squadra doveva fare un gol in più degli avversari. Gli allenatori partono sempre da un concetto: non subire gol. Invece lì Pioli capì pregi e difetti della sua squadra e fece questa sentenza. Allegri dal primo giorno a Milanello, era il 7 di luglio, non posso dimenticarlo perché è il mio compleanno, disse alla squadra che bisognava chiudere la porta. Poi con la qualità i gol si fanno. La partita di ieri è emblematica della maturità che sta iniziando ad avere il Milan: anche Koni inzia a giocare bene a calcio, Bartesaghi sembra un 45enne e invece è un ragazzino, Fikayo Tomori sempre bene, Maignan impiegato poco anche ieri, Modric blindato perché gli hanno costruito un castello vicino, una fortezza: cioè lui gioca a calcio e gli altri recuperano palloni per lui. Fofana grande legna, Ruben pure, Rabiot livello totalmente diverso... Adesso il Milan sta diventando una bella squadra".
Nonostante si parli di un campionato di livello basso, di un Milan non da Scudetto, i rossoneri sono imbattuti da 16 giornate, ha fatto cinque 1-0 e nove porte inviolate, ha 38 punti dopo 17 partite... Non è che il Milan è da Scudetto in realtà? "Me lo sono chiesto anche io e ieri l'ho chiesto ad Allegri anche. Nel 2010/11, il suo primo anno al Milan che vinse lo Scudetto ed era una squadra costruita e dichiarata per lo Scudetto, alla 18esima giornata, coincidenze del destino, il Milan giocò a inizio gennaio, era il 6, a Cagliari e vinse 1-0: segnò Strasser in quella porta. Aveva un punto in più di oggi. Io stamattina me la sono fatta la domanda. Prima l'ho fatta a lui e poi me la sono fatta da solo. Forse ha ragione lui. Cioè quel Milan lì ti dava la garanzia che sarebbe arrivato in fondo. In fondo vuol dire primo per un punto o per cinque punti, secondo per un punto o cinque punti. Questa squadra tutti si ha un po' la paura, che però forse non è il termine giusto, diciamo che c'è il pericolo, lo dirà solo il tempo se sarà un pericolo o una possibilità, che questo Milan, forse anche per i retaggi della scorsa stagione, possa scivolare. Possa bloccarsi, possa incepparsi. Allora a quel punto chiaramente dovrai rivedere i tuoi obiettivi dallo Scudetto, perché oggi non c'è un giocatore del Milan che non pensa allo Scudetto: come fai a non pensarci se sei in testa alla classifica..."
Ma se alla fine il Milan dovesse arrivare quarto o terzo, l'ambiente ne sarebbe felice? "Guardo, io credo che due settimane fa eravamo qui a parlare della flessione del Milan, io per primo. Aveva fatto quattro partite da quattro punti: vince col Torino, pareggia col Sassuolo, perde con la Lazio e perde col Napoli, 4 punti in quattro partite. Era in calo, ora è in rialzo. Il calcio è questo, soprattutto quando si gioca ogni tre giorni. Io credo che i giochi si faranno nei prossimi 35/40 giorni. Secondo me se tu a inizio marzo sei a uno o due punti, diventa quasi una condizione mentale e culturale della squadra. Lotti per dove sei. Quanti anni l'abbiamo visto... Per esempio il Bologna non otteneva la Champions League o l'Europa League negli ultimi anni con accelerate nelle ultime partite: era lì e rimaneva lì. Anche il Milan, non vinceva lo Scudetto perché era ottavo e poi è arrivato primo nelle ultime cinque partite. Era lì ed è arrivato lì. Quello è il concetto. Bisogna arrivare lì e io sono molto curioso perché ora il Milan ha delle partite sulla carta alcune semplici, sulla carta alcune complicatissime. Però io esco da Cagliari con una sensazione diversa: il Milan per la prima volta quest'anno ha vinto da squadra matura. Ieri il Milan non ha subito praticamente dal 15' del primo tempo un tiro in porta. E a Cagliari guarda che era dura: il campo, il Cagliari va, ha giocatori forti. Hanno cambiato cinque attaccanti, ne hanno più del Milan come quantità, non come qualità; hanno Palestra che è un giocatore che giocherà in Nazionale per una vita, giocherà nei migliori campionati, è un giocatore forte. Squadra di livello, con portiere fortissimo. Ieri l'impressione che ho avuto io, la sensazione uscendo dallo stadio, è che il Milan sia uscito rafforzato e non per i 3 punti. Perché un giocatore è quando tu fai una diretta, magari i primi anni fa li facevi con meno scioltezza; ora ti rendi conto che li fai da 10/15 minuti e li fai con molta più serenità e autonomia e allora capisci che sei di quel livello lì. Ieri i giocatori sono usciti da lì secondo me pensando che stanno alzando l'asticella. Ricordati cosa ha detto Allegri in conferenza due giorni fa: serve alzare l'asticella. Partita chiave".
E guardando indietro al 2025 che voto daresti? "Ci sono due voti. Se non ci fosse stata la Supercoppa Italiana... Diamo meriti a chi l'ha vinta, Conceicao: sarà stato l'impatto, la coincidenza, Rafa Leao e Pulisic, ma il Milan ha vinto la coppa. Ci sono squadre, tante, che non hanno vinto. A fine anno vincono in poche. Le squadre italiane che hanno vinto qualcosa sono il Napoli due titoli, uno il Milan e uno il Bologna anche. Questo è un merito, evidentemente. È anche vero che poi c'è stato il disastro. Quindi io do un 6 all'esperienza di Conceicao, che è una media tra la vittoria di un trofeo non importantissimo e un ottavo posto che è sportivamente, lo sottolineo, una catastrofe. Il 2025, seconda parte, è stata incredibile e per me inaspettata. Allegri era l'allenatore giusto al momento giusto. Ora ho capito cosa voleva dire. Ha toccato le corde giuste, i tasti giusti. Ha convinto la squadra, li ha portati a ragionare in maniera diversa. È stato molto leale con loro. Ricordo che Rafa Leao cinque giorni fa non stava malissimo, non stava benissimo. Allegri ha dato un segnale, come li dà sempre a tutti: non c'è bisogno di forzare, non siamo dipendenti da Rafa Leao, da Modric o da Rabiot, se stai bene ci sei, se non stai bene non ci sei. Questa cosa non l'ha fatta solo con Rafa Leao, l'ha fatta anche con Maignan a Udine: non stai bene, tranquillo gioca un altro e vince uguale la partita. Allunghi la rosa, dai consapevolezza, non sei dipendente da uno, due o tre giocatori. Così il Milan è cresciuto, è cambiato, c'è un ambiente molto più sereno a Milanello e il Milan è tornato a essere il Milan: io lo dico spesso. L'anno scorso non era Milan, quest'anno è tornato".
Tre nomi in fila per motivi diversi: Rafa Leao, ieri non al meglio eppure ancora decisivo nonostante le critiche; Maignan per il rinnovo, se è vicino o no; Pulisic, giocatore simbolo della stagione e spesso fuori: "Ora il Milan ha un bell'attacco, anche Fullkrug mi è piaciuto ieri quando è entrato. Parto da Pulisic: ha un problema al flessore, dovrebbe fermarsi per 15/20 giorni, curarsi e ripartire. Non se lo può permettere però il Milan né il ragazzo e non vogliono. Quindi fa una gestione finché magari... Lui non ha giocato a Cagliari perché non si è allenato con la squadra, nei giorni precedenti ha fatto gestione. La speranza del Milan è che questo fastidio passi sempre più per rivederlo scattare e brillante come prima. La coppia tra Rafa Leao e Pulisic a me piace tantissimo. Perché c'è Rafa Leao che sa fare la prima punta e Pulisic la seconda. Quindi arrivando a Rafa Leao: se tu chiedi a Modric di fare il terzino destro lo fa, non è che non lo fa. Lo fa anche, rispetto alle sue qualità, mediamente bene. Poi non è il suo ruolo. Ora a Rafa Leao cosa gli vuoi dire: ha fatto sette gol in 868 minuti mi sembra. Ha giocato poco, si è infortunato tanto, gioca in un ruolo sicuramente non suo, poi possiamo discutere se diventerà un grande attaccante, ma oggi è adattato, e fa gol. Decisivi: 1-0 con la Lazio, gol da tre punti; 2-1 con la Fiorentina, doppietta da tre punti; 1-0 a Cagliari, gol da tre punti... Perché prima lo accusavamo perché faceva i 4-0, i 3-0... Ora fa i gol anche pesanti e decisivi. Viene discusso perché è il più forte di tutti. Quando sei il più forte, nel bene o nel male, nel mondo, attrai simpatie e antipatie. La gente pretende tanto da te e quando non fai bene ti attacca. Ma così, è ormai un divertimento dell'epoca moderna. Quindi io non lo discuto mai. Allegri non è un fessacchiotto: quando ce l'ha disponibile lo mette in campo. Fateci caso, quando sta bene gioca sempre, non c'è dubbio. Per ultimo Maignan: le sensazioni dal mio angolo di Milanello è che lui sia predisposto al dialogo. Io mi auguro che il Milan abbia capito gli errori che ha fatto l'anno scorso nel tira e molla. Perché è vero che i calciatori sono famosi, ricchi e fortunati, ma se tu gli dai una parola la devi mantenere, in un senso e nell'altro. Non possono essere due errori a farti abbassare la cifra dell'offerta e non possono essere due miracoli a farti alzare la cifra dell'offerta. Allegri in particolare lo ha fermato quando quest'estate voleva andare via e la società aveva quasi deciso di cederlo perché era mal predisposto, sorrideva poco e viveva poco bene l'ambiente. Allegri l'ha chiamato e hanno fatto quasi un patto: giocare, restare perché serviva, da capitano e poi si sarebbe visto. Quel poi si vedrà è diventato Maignan che sta bene, sta bene col gruppo, riconosciuto dalla città, riconosciuto dalla piazza, dai suoi tifosi, dal preparatore dei portieri, da tutti. Sta tornando e vivrà un Mondiale da protagonista, glielo auguriamo tutti, con la Francia da titolare. Sai il Milan è il Milan, è Italia, è Milano, sei capitano di una delle dieci società più importanti al mondo. Ci pensi dieci volte prima di andare via. Secondo me lui è predisposto. Secondo me non c'è un no, c'era un no l'anno scorso. Io lo vedo da qui: non si fermava con nessuno a Milanello, anche se c'erano tifosi, che fossero piccoli o grandi. Quest'anno è totalmente un'altra persona, molto più empatico con l'ambiente, molto più sereno. Quindi secondo me se il Milan fa quello che deve fare si arriva alla negoziazione anche a buon fine".
Cosa succederà sul mercato a gennaio, solo il difensore? "No, con questa dirigenza non mi fido. Nel senso che non è come in passato, quando si diceva che serviva un difensore e arrivava un difensore e basta. No, io sono convinto e mi sto convincendo sempre di più che se arriva un'offerta seria per Nkunku il Milan lo cede. Non sto dicendo se sia giusto o sbagliato, ma il percepito che ho è questo. Se non arriva l'offerta è ovvio che il ragazzo resta qui. Ma quante volte abbiamo sentito dire intoccabile o insostituibile e poi alla fine... Se togliamo gli ultimi 45 minuti, il secondo tempo, col Verona, era per tutti partente. Quindi bisogna capire se poi quei 45 minuti hanno cambiato il percepito intorno a lui e hanno cambiato la sua testa oppure no. Anche perché ripeto che da giovedì ti devi riprendere la maglia da titolare e c'è Pulisic che starà sempre meglio, c'è Rafa Leao che fa gol determinanti, c'è Fullkrug che è entrato bene e c'è Ruben che ovunque lo metti in questo momento gioca bene. Quindi non dico che sia la quinta scelta, ma fai fatica. E se vuoi andare al Mondiale devi giocare: al Fenerbahce sicuramente arrivi e giochi. Secondo me il Milan farà un difensore, ma rispetto all'attaccante dove aveva l'esigenza di prenderlo e portarlo subito a Milanello, attenderà. Quello che dicevo prima per Nkunku: quei classici giocatori che andranno dagli allenatori dicendo che hanno bisogno di giocare di più".
Ma un difensore che arriva ora al Milan giocherebbe? "Secondo me non sarà più il Milan della prima parte di stagione, dove giocano tre e sempre tre. Anche ieri Pavlovic poteva giocare. Mi è piaciuta l'indennità di Allegri: non ti sei allenato ieri, gioca un altro. Ricordiamo che il Milan avrebbe preso Akanki, che sarebbe stato un grande acquisto tra l'altro. Questo vuol dire che prendere un giocatore serve per alzare il livello dei giocatori e dell'allenamento. Sono convinto che se porti dentro un difensore forte di altissimo livello, anche Gabbia impara, cresce e migliora. Perché è la competizione. Mi dicono dentro Milanello che quando è arrivato Rabiot al Milan è cambiato il ritmo dei centrocampisti. Fofana, che prima era un giocatore magari lento, ha fatto un gran campionato e non è un caso che il Milan, quando non c'è stato Fofana in quelle 4/5 partite abbia perso. Fofana ha cambiato ritmo quando è arrivato Rabiot, perché ti stimola mentalmente la concorrenza. Ti migliora. Sono convinto che anche in vista del futuro che il Milan potrà avere, facendo la Champions League, anche avere un difensore già integrato mesi prima può esserti utile per i prossimi mesi, ma può esserti utile anche per il futuro. Questa è l'idea che mi sono fatto sul difensore: attendere un esubero di una grande squadra e poi magari provare a riscattare il calciatore. Ripeto, è una mia idea: poi magari arriverà il ragazzino di vent'anni. Però sono convinto che sia meglio oggi portare uno che conosca il nostro campionato. Che arriva, lo metti, pronto e non gli tremano le gambe".
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Te la senti di stilare la classifica finale motivandola? "Vedo come qualità e qualità di rosa sempre le altre due davanti. Non so il Napoli quanto percorso farà in Champions League, gli auguro il meglio, ma non so perché la classifica è complicata. Quello può essere un problema per il campionato: se il Napoli si concentra solo sul campionato è una squadra fortissima. Pensa all'attacco che ha il Napoli e le alternative che ha in attacco. Sta vincendo ed è lì in alto in classifica senza, in questo momento, De Bruyne, non ha avuto Lobotka, non ha avuto Anguissa, non ha avuto Lukaku, cioè... Squadra di primissimo livello. I nerazzurri hanno due squadre e la seconda squadra lotterebbe per la zona Europa League, forse quarto posto. Se prendono Cancelo ancora di più. Squadra forte, strutturata, mi ha sorpreso la capacità di Chivu dialettica e organizzativa. Però perdono delle partite e questo è un neo particolare. Ci sono delle partite che meriterebbe di vincere e perdere. Una volta è un caso, due volte è un caso, tre volte non è un caso. È successo tante volte, quindi secondo me questa è una variabile. Invece il Milan deve tirare al massimo secondo me. Come quando una macchina sul contachilometri ha scritto al massimo 150, deve andare a 150 per lottare. Non ricordo chi l'ha detto a inizio anno, che se in campionato una avrebbe preso il largo il Milan non è una squadra che vince tutte le partite, ma se il campionato sarebbe stato così e rimarrà così, due le vinci e una la pareggi, quattro le vinci e poi ne pareggi una, cioè se il livello sarà 87/88 punti, il Milan ci sarà secondo me fino alla fine".
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