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L’eliminazione dai playoff di Serie D per mano del Chievo Verona ha scatenato le solite critiche superficiali sul Milan Futuro. Il verdetto del campo parla di un 2-1 dopo i tempi supplementari a favore dei clivensi, un risultato che interrompe la corsa dei rossoneri guidati da Massimo Oddo e spegne i sogni di una finale playoff. Per la critica mainstream, l'equazione è semplice: il Milan ha fallito l'obiettivo della risalita immediata. La realtà dei fatti, analizzata con i regolamenti e i dati anagrafici alla mano, racconta però una storia completamente diversa. Quella di una stagione di transizione e crescita ad alto profilo, che ha gettato basi solidissime per il domani.
Il primo grande errore di valutazione sta nel paragonare la rosa del Milan Futuro a quella delle avversarie affrontate in categoria. La sfida di domenica ne è l'emblema perfetto: i gialloblù sono scesi in campo con elementi di totale e assoluta esperienza professionale, profili fuori categoria del calibro di Douglas Costa (autore del gol del momentaneo 1-0), Alberto Paloschi e Daniele Baselli. Parliamo di calciatori nati attorno al 1990, con centinaia di presenze in Serie A e nei massimi campionati europei. Ai 'fuoriclasse' del Chievo, il Milan ha contrapposto la sua filosofia green, con un gruppo dall'età media bassissima (20,5 anni) . In rosa figurano soltanto due elementi "over 30" (Magrassi e Branca, inseriti per fare da chioccia), mentre il resto del gruppo è composto da giovanissimi (nati tra il 2003 e il 2009, cioè tra i 23 e i 17 anni) catapultati nel calcio dei grandi. Vedere ragazzi di 17 o 18 anni competere ad armi pari, per 120 minuti, contro campioni scudettati ed ex nazionali è la dimostrazione che il percorso di formazione ha funzionato ad alti livelli.
C'è poi un dettaglio tecnico che quasi nessuno sottolinea, preferendo cavalcare il titolo a effetto: i playoff di Serie D non decretano alcuna promozione sul campo. L'unico modo per salire direttamente in Serie C è vincere il proprio girone di campionato durante la stagione regolare. I playoff servono esclusivamente a stilare una graduatoria di merito per eventuali ripescaggi in caso di fallimenti o mancate iscrizioni di club professionistici. Qui casca l'asino della critica generalista. Il Milan Futuro è una Seconda Squadra e, come tale, segue criteri d'iscrizione e normativi totalmente differenti rispetto ai club ordinari. Vincere i playoff avrebbe spostato pochissimo le percentuali di ripescaggio del club (qui i criteri). Di fatto, per la dirigenza rossonera la post-season era unicamente un prezioso master d'esperienza agonistica per i propri ragazzi.
Liquidare l'annata rossonera come un "incubo" è intellettualmente disonesto. Dopo la retrocessione della passata stagione, questo doveva essere un anno zero, un anno di transizione per i talenti provenienti dalla Primaverae volto all'ambientamento 'fisico' nel calcio degli adulti. Il Milan Futuro ha invece disputato una stagione regolare di alto profilo, centrando i playoff in un girone storicamente ostico e competitivo come il girone B di Serie D. Uscire a testa alta, in nove uomini e solo all'ultimo secondo dei supplementari contro una squadra costruita per vincere oggi, non fa altro che confermare la bontà del progetto. E' chiaro a tutti che ci piacerebbe vedere i rossoneri tornare in Serie C, in modo tale da alzare ulteriormente il livello e il banco di prova per i nostri ragazzi. Però il "Futuro" del Milan non si misura con un tabellino di maggio, ma con il numero di giocatori che il Progetto saprà regalare alla prima squadra. L'obiettivo rimane sempre San Siro, non i campi di periferia. Con tutto il rispetto. E il Milan ci sembra (finalmente) sulla buona strada
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