"Prego Kakha".
"Mancano 3 giorni al compleanno di Gattuso".
Forse gli era saltata qualche rotella, ma abbiamo fatto finta di niente. La sera a cena, di nuovo "Scusate ragazzi devo parlarvi".
"Dicci Kakha".
"Mancano due giorni e quattordici ora al compleanno di Gattuso".
Il mattino seguente stessa scena. Ha alzato la mano e io non l'ho neanche lasciato parlare: "Vai Kakha ...".
"Mancano due giorni al compleanno di Rino Gattuso."
I compagni cominciavano a ridere, Rino a incazzarsi. Si sentiva tirato in mezzo. Il conto alla rovescia è diventato un tormentone fino alla notte dell'8 gennaio. "Ragazzi mancano 3 ore al compleanno di Gattuso"
Rino ormai non riusciva più a controllarsi. L'avrebbe preso a bastonate. Finalmente poi è arrivato il 9 gennaio: niente. Zero. Tutti zitti. Il silenzio dei giorni peggiori. Allora sono intervenuto io: "Kakha, non è che per caso hai qualcosa da dire?"
"No mister, e perché mai dovrei parlare?"
"Ma non ti sei dimenticato niente?"
"Direi proprio di no".
Ho guardato Rino con la coda dell'occhio, era carico come una bomba, pronto ad esplodere. Si è tenuto, pensava di aver vinto lui. Il 10 gennaio, a colazione, in ritiro, Kaladze si è avvicinato a me con una faccia tristissima. Sembrava che fosse successo qualcosa di grave: perciò mi sono preoccupato e ad alta voce gli ho chiesto: "Ma c'è qualcosa che non va?"
"Sì, mister, mancano 364 giorni al compleanno di Gattuso"
Boato in sala, eravamo di fronte a un genio.
Subito rincorso da Rino, che lo ha raggiunto e gli ha tirato un sacco di mazzate. Credo sia lì che Kakha ha iniziato a sentire i primi scricchiolii al ginocchio".
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