Dall'addio di Paolo Maldini, il Milan è passato da rivoluzioni su rivoluzioni, sia per quanto riguarda la rosa che in panchina. Seguire il modello Inter: ecco perché nella nostra analisi
Mancano solo tre partite alla fine della stagione e al Milan servono ancora sei punti per avere la certezza di giocare la prossima edizione della Champions League. Dopo la pessima prestazione contro il Sassuolo e il netto calo della squadra di Allegri nelle ultime 7 partite di Serie A, si inizia già a parlare di una rivoluzione necessaria sul mercato estivo, per cambiare e rinforzare la rosa in vista della prossima stagione. Fosse il primo anno sarebbe anche comprensibile, ma è già da tempo che si parla di rivoluzione necessaria. In pratica, dal calciomercato estivo post addio di Paolo Maldini, ovvero quello della cessione di Tonali e della rivoluzione a centrocampo per i rossoneri.
Milan, ad Allegri non serve una rivoluzione
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Da quell'estate in poi, non c'è stato un finale di stagione in cui non si parlasse di rivoluzione necessaria per tornare a vincere, sia in panchina, sia nella rosa. Il Milan ha cambiato tanti allenatori in poco tempo: via Pioli, poi Fonseca, poi Conceição e infine Massimiliano Allegri. E ora, dopo metà stagione passata sognando lo scudetto, si parla di una nuova rivoluzione necessaria. Ma serve davvero rivoluzionare ancora una volta la rosa del Diavolo? Vero che alcuni giocatori stanno facendo tantissima fatica, ma buttare tutto per ripartire un'altra volta da zero sarebbe sbagliato e controproducente nella costruzione e nell'evoluzione del progetto Allegri-Tare partito la scorsa estate. Progetto iniziato proprio con tanti cambi tra cessioni e nuovi arrivi. A questo Milan servono innesti mirati e forti, che sappiamo adattarsi al meglio al 3-5-2 di Massimiliano Allegri, ma non 10 nuovi arrivi e altrettante cessioni.