Christian Abbiati, nuovo club manager rossonero, ha rilasciato dichiarazioni importanti all'#ACMSocialDay in programma a Casa Milan

Abbiati, Milan, foto PianetaMilan.it

Abbiati: "La chiamata del mio Milan è un orgoglio"

Christian Abbiati, ex portiere del Milan fino a maggio 2016 e nuovo club manager rossonero, ha rilasciato dichiarazioni importanti all'#ACMSocialDay in programma a Casa Milan. Eccole qui di seguito:

Su Gianluigi Donnarumma: "Da tifoso spero che Gigio possa rimanere perché è amato da tutti, la nostra speranza è che la trattativa sia ancora aperta.

Sul ruolo dei procuratori nel calcio moderno: "È un ruolo che c'è sempre stato, è normale che la trattativa sia lunga quando il giocatore è in scadenza. Se il giocatore vuole una cosa, il procuratore deve rispettare la scelta. Io ho sempre preso le mie decisioni, le persone non devono farsi influenzare".

Abbiati Milan

Sui dollari finti lanciati ieri sera Donnarumma: "Fa parte del gioco, mi hanno insultato spesso. In quel caso bisogna restare concentrati perché è un ruolo delicato e pensare solo alla partita".

Sul progetto cinese del nuovo Milan: "Il Milan è una seconda famiglia. Ho vissuto più tempo a Milanello che a casa mia. Bisogna crederci, è un progetto partito l'anno scorso con alcuni giovani".

Su Alessandro Plizzari: "L'ho visto crescere, ha potenziale. È migliorato molto, ho visto la partita con l'Under 20. Ha margini di miglioramento così come li ha Gigio. È un valore della società, in prospettiva può fare bene".

Sul ritorno anche di Gennaro Gattuso nel club: "È un mio amico, ci sentiamo spesso e spesso vado a vedere le sue partite, ma sarei tornato anche se non fosse tornato lui. Mi mancava il Milan, salutare i dipendenti, Milanello".

Su Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli: "Voglio tranquillizzare tutti i tifosi, hanno acquistato giocatori molto validi. In rosa ci sono già giocatori di alto livello. Tutti speriamo di vincere subito, ma dobbiamo dare il meglio. Trasmetterò io i valori rossoneri (ride, n.d.r.)".

Sul suo Milan: "Quando sono arrivato io c'ero giocatori che avevano vinto tutto. La cosa che mi piace molto è che quando un giocatore nuovo viene al Milan, visita il museo e tocca con mano la storia. Dobbiamo trasmettere il valore di questa maglia".

Sui valori da trasmettere al gruppo: "Faccio il paragone con quando vincevamo davvero tutto. Deve essere bravo l'allenatore a trasmettere i valori. Essere professionista vuol dire mangiare bene e allenarsi al 100%, altrimenti è impossibile dare il massimo la domenica. Non si deve mollare se non si gioca".

Su un momento particolare degli ultimi anni: "Negli ultimi anni c'erano alcuni dubbi, perché la trattativa è stata lunga e tutti noi manifestavamo professionalità".

Sui tifosi rossoneri: "Si cambia la moglie, ma non la fede. In Cina abbiamo davvero tantissimi sostenitori".

Su Alfredo Magni: "Non ha segreti, è ottimo a preparare i giovani. Fa fatica, ovviamente, con gente più grande abituata ad un certo tipo di metodo, ma con i giovani è ottimo".

Sui possibili obiettivi di mercato in porta: "Fare un nome mi sembra difficile, ma io sono a disposizione (ride, n.d.r.)"

Sulle stagioni più belle o brutte con la maglia del Milan: "La stagione più bella è stata quella dell'esordio, quella più brutta quando mi sono rotto il ginocchio"

Sul ritorno al Milan dopo la sua frase 'non è più il mio Milan' il giorno del ritorno: "Ho smesso di testa mia perché Milanello era diventato un peso. Ho avuto ho po' di rammarico perché era uno spogliatoio composto da ragazzi giovani ma persone serie. Sentendo i miei ex compagni".

Sulla Cina: "È un'esperienza che mi sarebbe piaciuta".

Sul suo trasferimento alla Juventus dodici anni fa: "Io ero andato al Genoa, che poi andò però in Serie C. Buffon si infortunò e il Milan mi propose la Juve. Da professionista fu una scelta da cogliere al volo".

Sulle bandiere: "Abbiamo Abate che è tanti anni che è al Milan, così come De Sciglio. Bisogna coltivarle, noi siamo una rosa molto giovane. L'importante è essere uomini prima che professionisti".

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