Milan, senti Abbiati: “Ora riconosco il club. Montella un disastro, i cinesi fumosi”

Milan, senti Abbiati: “Ora riconosco il club. Montella un disastro, i cinesi fumosi”

Christian Abbiati, ex club manager del Milan, ai microfoni de ‘La Gazzetta dello Sport’: “Gennaro Gattuso un fenomeno. Su Gonzalo Higuaín …”

di Daniele Triolo, @danieletriolo

Leonardo e Paolo Maldini hanno, da pochissimo, fatto rientro al Milan. Chi, invece, dalla società di Via Aldo Rossi è appena uscito è Christian Abbiati, ex portiere rossonero, il quale, nel corso dell’ultima stagione, aveva ricoperto la carica di club manager. Oggi Abbiati ha rilasciato delle dichiarazioni a ‘La Gazzetta dello Sport’, toccando varie tematiche inerenti il mondo milanista. Queste le parole di Abbiati:

Sul ruolo di club manager: “Devi essere un aiuto per tutto e tutti: allenatore, direttore sportivo, team manager, giocatori, Milanello. Ma è un ruolo strano, sempre sul filo dell’equilibrio. Faccio un esempio: se un giocatore fa una sciocchezza e lo riferisci al mister, poi rischi di passare per spia. Insomma, è un ruolo molto “politico”, e ho capito che non fa per me. Il più delle volte andavo a casa incavolato nero. Non aver continuato è qualcosa che dipende da me: Massimiliano Mirabelli mi aveva proposto il rinnovo ma ho rifiutato. E poi in giacca e camicia non mi ci vedevo…”.

Sulla proprietà cinese: “Il mio errore è stato quello di fare paragoni con il vecchio Milan, dove avevo punti di riferimento certi. Lì invece c’era molta confusione in ambito dirigenziale. Un’organizzazione fumosa che cercavano di far passare per perfetta. Il modo in cui è finita non mi stupisce e per come andavano le cose, è meglio che sia finita. Il mio punto di riferimento era Gennaro Gattuso”.

Sul lavoro svolto con il tecnico calabrese: “L’obiettivo era reimpostare Milanello come una volta, con regole precise di comportamento. Comunque Rino è stato un fenomeno. Mi ha sorpreso molto come allenatore, ha saputo entrare nella testa dei giocatori, stimolandoli e motivandoli. Con queste generazioni non è facile. Consiglio a Elliott di tenerselo stretto”.

Su Vincenzo Montella: “È stato un mezzo disastro. È andata male perché non si fidava di nessuno”.

Su Mirabelli: “Una sorpresa positiva, è uno che si fa il mazzo. Ho vissuto da vicino il rinnovo di Gianluigi Donnarumma e devo dire che ha gestito la faccenda benissimo, a tutela del club. È stato uno dei pochi ad avere il coraggio di andare contro Mino Raiola. E poi ha vinto la scommessa Gattuso”.

Sulla convivenza tra Donnarumma e Pepe Reina: “È fattibile, le partite sono tante. Possono coesistere, la competizione può far bene a Gigio. Per lui la cosa migliore è restare ancora al Milan, anche perché è cambiato il preparatore e voglio vederlo con un altro sistema di lavoro. Alfredo Magni ha il merito di averlo portato fin dove è arrivato, ma Gigio non è più migliorato. Si è fermato”.

Sul passaggio di Leonardo all’Inter nel 2011: “Ci rimanemmo male perché fu una cosa inaspettata. Ma vi dico che io nell’armadio ho solo due maglie autografate: quella di Maldini e la sua. Questo fa capire cosa penso di lui, credo”.

Sulla nuova dirigenza rossonera: “Maldini e Leonardo sono due amici e due grandi professionisti, che sanno fare il loro lavoro. Sono gli uomini giusti su cui riedificare perché conoscono molto bene il Milan. Da milanista Maldini lo volevo assolutamente vedere dentro e quando è arrivato Leo mi sono detto: ‘Ora arriva anche Paolo’”.

Su Gonzalo Higuaín: “Era il bomber che mancava. Sono sorpreso che la Juventus abbia fatto questa operazione, a guadagnarci è il Milan”.

Su Leonardo Bonucci: “Probabilmente gli sono state promesse cose che non sono state mantenute. Ma Leo ha il merito di aver fatto crescere Alessio Romagnoli. Come sempre, il lavoro paga”. Leggi qui i retroscena dell’addio di Abbiati al Milan!

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