La strategia di RedBird: sbarramento linguistico e addio al "made in Italy"
—Secondo quanto riferito da Ordine, la gestione della comunicazione e la selezione dei nuovi profili dirigenziali e tecnici rispondono a logiche prettamente aziendali di stampo americano, che tagliano i ponti con la tradizione calcistica italiana-
“Se non fossimo andati noi a parlare con questo qua, non avremmo mai capito cosa ha in testa. Adesso lo sappiamo e io dico che il peggio deve ancora arrivare. Non vogliono italiani: la prima premessa per loro non è che debbano conoscere il calcio italiano, ma che debbano parlare inglese”.
Questo sbarramento linguistico e culturale spiega l'esclusione di molti profili storici della Serie A dai casting attuali e conferma la volontà di RedBird di internazionalizzare completamente il management, affidandosi esclusivamente a figure anglofone.
Il nodo economico e la provocazione tattica per la panchina
—Il secondo grande tema emerso dal summit privato riguarda la sostenibilità finanziaria del club. La mancata qualificazione alla prossima Champions League ha drasticamente ridotto i ricavi previsti, imponendo una forte spending review sul mercato.
In un contesto caratterizzato da risorse limitate e dalla necessità di una rifondazione totale, Ordine ha lanciato una provocazione legata alla gestione tecnica della squadra.
Il retroscena conferma come il Milan si appresti a vivere una stagione di forte transizione, dove i criteri corporativi di RedBird avranno la precedenza assoluta sulle consuetudini del calcio italiano.
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