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Ma quale “Leao sei fuori”, non è lui il problema del Milan: il vero colpevole è Furlani

Redazione PM
Il Milan scarica Leao: ma vuoi vedere che forse la colpa è della gestione Furlani e la linea dirigenziale degli ultimi anni?

“Leao sei fuori”. Così titola in prima pagina 'La Gazzetta dello Sport' di oggi, giovedì 7 maggio 2026, alimentando le indiscrezioni su un possibile addio del numero 10 rossonero dopo sette stagioni a Milano. Secondo la ‘rosea’, il portoghese sarebbe "destinato ai saluti". Uno scenario che ciclicamente si ripresenta a fine stagione, ma che finora non si è mai concretizzato. Il punto, però, è un altro: Rafael Leao è il problema del Milan, o è soltanto un modo per distogliere l'attenzione dal vero colpevole?

Leao: una stagione complicata, ma non fallimentare

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È vero, l’annata del classe 1999 non è stata tra le più brillanti. I numeri parlano di 10 gol e 3 assist in 29 presenze, per un totale di 1888 minuti. Dati inferiori rispetto agli standard a cui aveva abituato il popolo rossonero. Le attenuanti, però, sono evidenti. La pubalgia, con cui ha convissuto per gran parte della stagione, ne ha limitato continuità e brillantezza. A questo si aggiunge il nuovo ruolo disegnato da Massimiliano Allegri: centravanti e non più esterno sinistro, zona di campo dove il portoghese ha sempre espresso il massimo del proprio potenziale.

Alcuni episodi come la scenetta per il cambio contro la Lazio e i fischi di San Siro dopo la gara con l’Udinese hanno alimentato il dibattito. Poi la cancellazione dai social, una pausa che ha generato ulteriori speculazioni prima del ritorno online. Eppure, guardando il quadro complessivo, Leao resta un patrimonio tecnico evidente: 80 gol e 65 assist in 289 presenze complessive. Una media di 1 G/A ogni 2 partite.

Il bersaglio facile e la narrazione distorta

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Leao divide. C’è chi ne critica l’atteggiamento, chi ritiene che non possa dare più di così e chi lo accusa di essere distratto da musica e moda. Opinioni legittime, ma spesso superficiali. Il rischio è trasformare il talento più rappresentativo della rosa nel capro espiatorio di una stagione complicata. Anche qualora dovesse partire, il Milan lo sostituirebbe con un profilo simile per caratteristiche e investimento economico. Difficilmente scatterebbe il salto di qualità. Il nodo, piuttosto, sembra essere più profondo e riguarda l’identità del progetto tecnico e societario.


La gestione RedBird e il ruolo di Furlani

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Dal passaggio di proprietà da Elliott a RedBird nel 2022, il club ha intrapreso un percorso di rinnovamento radicale. È stato speso quasi mezzo miliardo di euro sul mercato, sono stati rivoluzionati i vertici dirigenziali: via Paolo Maldini e Frederic Massara, promossi Moncada come direttore tecnico e D’Ottavio come direttore generale, poi sostituito da Igli Tare. Tutto questo per vincere un solo trofeo, la Supercoppa Italia dello scorso anno.

L’unica figura rimasta sempre al centro è Giorgio Furlani. Anzi, con il tempo il suo peso decisionale è cresciuto. L’amministratore delegato, subentrato a Ivan Gazidis, è diventato il riferimento operativo della gestione RedBird. I tifosi, però, contestano una linea ritenuta troppo orientata ai bilanci e poco ambiziosa sul piano sportivo. Una squadra con 7 Champions League in bacheca dovrebbe puntare stabilmente ai massimi traguardi, in Italia e in Europa.

La petizione dei tifosi e la contestazione della Curva Sud

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Negli ultimi giorni è stata lanciata una petizione su Change.org per chiedere le dimissioni di Furlani. Oltre 18.000 firme raccolte nelle prime 24 ore, con numeri destinati a crescere. Anche la Curva Sud ha deciso di unirsi alla contestazione: prima della sfida contro l’Atalanta, in programma domenica alle 20:45 a San Siro, sono previsti cori contro l’amministratore delegato. Durante la gara, però, il sostegno alla squadra non mancherà, vista l’importanza della partita nella corsa Champions.

Il messaggio della tifoseria è chiaro: per cambiare davvero bisogna intervenire ai vertici. Non basta individuare un singolo responsabile in campo o in panchina. Puntare il dito contro Leao può essere semplice e mediaticamente efficace, ma rischia di spostare l’attenzione dal cuore del problema. Il Milan ha bisogno di una visione forte, coerente e soprattutto ambiziosa. Di una cultura sportiva capace di coniugare sostenibilità e competitività. Se "il pesce puzza dalla testa", come si dice in questi casi, allora la riflessione deve partire dall’alto. Non dal talento che, con tutti i suoi limiti, continua a rappresentare uno dei pochi giocatori di livello della rosa rossonera.