A distanza di un anno, punta alla coppia Italiano-D'Amico
—Un Milan che, per inciso, non prevede la figura di Massimiliano Allegri in panchina (stipendio troppo alto, non giustifica secondo Furlani l'investimento quando, secondo lui, per arrivare quarti va bene anche un tecnico che prende la metà) e neanche, ça va sans dire, la figura del direttore sportivo Igli Tare. Perché comunque, tra il lavoro nell'area scout di Geoffrey Moncada e gli affari messi in piedi con l'intermediazione dell'agente amico Paolo Busardò i rossoneri possono operare sul mercato stando ben dentro dei paletti economici stringenti. Senza dover necessariamente strapagare, a suo avviso, giocatori poi non più rivendibili in futuro per generare plusvalenze.
Motivo per cui Furlani vuole provare, ad un anno di distanza, a portare in rossonero la coppia Vincenzo Italiano (allenatore il cui futuro al Bologna è in dubbio) e Tony D'Amico (direttore sportivo in procinto di lasciare l'Atalanta, dove sarà sostituito da Cristiano Giuntoli). Due elementi 'low cost', nei loro settori, con cui poter lavorare liberamente secondo lo schema di cui sopra, senza che personaggi come Allegri o Tare ostacolino la visione che Furlani ha del Milan. Le partite contro Atalanta, Genoa e Cagliari - innanzitutto - stabiliranno in quale competizione europea giocherà il Diavolo l'anno venturo. Da lì, sarà un terno al lotto capire se salterà Furlani per volere societario o se l'AD ne uscirà con maggiore forza per dare via al suo piano di ridimensionamento del Milan.
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