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Furlani lavora al suo Milan: via Tare e Allegri per Italiano e D’Amico. Ma la sua poltrona non è salda

Giorgio Furlani amministratore delegato AC Milan vuole Vincenzo Italiano in panchina e Tony D'Amico direttore sportivo
Giorgio Furlani, amministratore delegato 'sfiduciato' dai tifosi rossoneri con una petizione online, lavora già alla costruzione del suo Milan. La situazione attuale non è rosea, ma potrebbe cambiare tutto da un giorno all'altro
Daniele Triolo Redattore 

In questi giorni, i tifosi del Milan - tramite il popolare sito web 'Change.org' - hanno lanciato una petizione online per chiedere a Gerry Cardinale, managing partner del fondo RedBird e proprietario del club rossonero, di far fuori l'amministratore delegato della società di Via Aldo Rossi, Giorgio Furlani.

I sostenitori del Milan non ne possono più della visione che Furlani ha del Milan, un'azienda con la quale produrre soldi, anziché una squadra di calcio con cui provare a vincere trofei. La petizione va a gonfie vele, tanto che in mattinata ha superato quota 43mila firme e che potrebbe avvicinarsi persino a quota 50mila in serata, quando si disputerà Milan-Atalanta a 'San Siro'.


I tifosi del Milan non vogliono più vedere Furlani

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Fuori dallo stadio, a partire dalle ore 18:00, è prevista una contestazione nei confronti di Furlani da parte della Curva Sud, cuore del tifo organizzato rossonero, la quale, però, all'interno dello stadio, durante la partita contro gli orobici, non farà altro che sostenere Mike Maignan e compagni nel delicato appuntamento, da vincere a tutti i costi per la qualificazione alla prossima edizione della Champions League.

Lui li 'sfida' e pensa di far fuori Tare e Allegri

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E Furlani, nel frattempo, cosa fa? Mentre emergono 'rumors' di una sua poltrona non così salda (secondo quanto filtra, una parte di RedBird - pur riconoscendo il buon lavoro effettuato dall'attuale AD dal punto di vista economico - spingerebbe per una sua rimozione dall'incarico), lui 'sfida' il dissenso dei tifosi e va avanti per la sua strada. Lavorando già al suo Milan (neanche se lo fosse comprato) per la stagione 2026-2027.

A distanza di un anno, punta alla coppia Italiano-D'Amico

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Un Milan che, per inciso, non prevede la figura di Massimiliano Allegri in panchina (stipendio troppo alto, non giustifica secondo Furlani l'investimento quando, secondo lui, per arrivare quarti va bene anche un tecnico che prende la metà) e neanche, ça va sans dire, la figura del direttore sportivo Igli Tare. Perché comunque, tra il lavoro nell'area scout di Geoffrey Moncada e gli affari messi in piedi con l'intermediazione dell'agente amico Paolo Busardò i rossoneri possono operare sul mercato stando ben dentro dei paletti economici stringenti. Senza dover necessariamente strapagare, a suo avviso, giocatori poi non più rivendibili in futuro per generare plusvalenze.

Motivo per cui Furlani vuole provare, ad un anno di distanza, a portare in rossonero la coppia Vincenzo Italiano (allenatore il cui futuro al Bologna è in dubbio) e Tony D'Amico (direttore sportivo in procinto di lasciare l'Atalanta, dove sarà sostituito da Cristiano Giuntoli). Due elementi 'low cost', nei loro settori, con cui poter lavorare liberamente secondo lo schema di cui sopra, senza che personaggi come Allegri o Tare ostacolino la visione che Furlani ha del Milan. Le partite contro Atalanta, Genoa e Cagliari - innanzitutto - stabiliranno in quale competizione europea giocherà il Diavolo l'anno venturo. Da lì, sarà un terno al lotto capire se salterà Furlani per volere societario o se l'AD ne uscirà con maggiore forza per dare via al suo piano di ridimensionamento del Milan.