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MILAN-ATALANTA

Milan, il crollo è servito: i rossoneri sono una frana nella contestazione più totale

Daniele Triolo Redattore 
Un'altra partita da incubo per il Milan di Massimiliano Allegri, battuto a domicilio (2-3) stavolta dall'Atalanta: la Roma lo ha agganciato al 4° posto e adesso per la qualificazione in Champions League saranno vitali gli ultimi 180° di campionato

Milan-Atalanta doveva essere la partita del riscatto per i rossoneri di Massimiliano Allegri e, invece, si è trasformata nella definitiva materializzazione di un incubo. Il Milan, che dal successo nel derby dello scorso 8 marzo ha inanellato una vittoria (a Verona), un pareggio (contro la Juventus) e ben cinque sconfitte (contro Lazio, Napoli, Udinese, Sassuolo e ora Atalanta), sta buttando via una stagione condotta praticamente sempre nelle prime due posizioni della classifica. Pregiudicando persino l'obiettivo minimo di quest'annata, ovvero la qualificazione alla prossima edizione della Champions League.

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Dopo il 2-3 di 'San Siro', arrivato poche ore dopo la vittoria della Roma di Gian Piero Gasperini, con il medesimo risultato, nel recupero e in un mare di polemiche, sul campo del Parma, la classifica del campionato non ammette discussioni. Con Inter e Napoli (in campo questa sera) già in Champions, i due posti rimanenti se li giocano Juventus (68 punti), Milan e Roma (67), Como (65). Con il Diavolo di Allegri ancora davanti ai giallorossi esclusivamente per via degli scontri diretti a favore (1-0 e 1-1). Quindi, se il torneo finisse oggi, nonostante il disastro degli ultimi due mesi, il Milan sarebbe ancora in Champions.

Milan-Atalanta 2-3, il Diavolo di Allegri è sparito e non si ritrova più

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Il problema però è un altro. Il Milan ha sempre il destino nelle sue mani, dovrà affrontare - negli ultimi 180° di campionato - due squadre che non hanno più nulla da chiedere al torneo, come Genoa e Cagliari, compagini già salve e senza assilli di classifica. Se i rossoneri dovessero vincere entrambe le partite, o al limite fare gli stessi punti della Roma (che la prossima settimana avrà il derby contro la Lazio), entrerebbero in Champions. Ma al di là del fatto che in Serie A, giustamente, nessuno ti regala niente, il punto è che il Milan sembra una squadra morta. Un crollo verticale, dal 15 marzo ad oggi, che ha fatto franare i rossoneri non solo in graduatoria, ma anche e soprattutto mentalmente.

Il gruppo di Allegri sembra confuso, svuotato. Dal punto di vista atletico e fisico, ma anche in termini di motivazioni. E dire che entrare o no in Champions League fa tutta la differenza del mondo per i piani di calciomercato e sul prosieguo del progetto nella prossima stagione. Eppure il Milan - che Allegri aveva chiamato al senso di responsabilità in settimana - sembra non averne più. Finita la benzina, terminati gli stimoli, evaporato anche il (poco) gioco dimostrato nel corso della prima parte di stagione, con alcuni singoli (Rafael Leão su tutti) che sono l'ombra di loro stessi. E il pubblico rossonero, oltre a contestare con forza e veemenza l'amministratore delegato Giorgio Furlani, invitandolo a togliersi dai piedi, non ha risparmiato neanche la squadra dalla protesta.


Protesta dei tifosi contro Furlani, dentro e fuori lo stadio. Poi nel mirino i giocatori

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Milan-Atalanta era iniziata già male, con il forfait del mattino di Christian Pulisic. Nel tardo pomeriggio, poi, prima della partita, è andata in scena - fuori dallo stadio - la protesta dei tifosi rossoneri contro proprietà e dirigenza. Con cori, striscioni e inviti alle dimissioni indirizzate all'AD Furlani. Quindi il campo: pronti-via ed Éderson ha portato in vantaggio l'Atalanta. La 'Dea' ha dominato la partita, trovando il raddoppio con Davide Zappacosta. I rossoneri - che hanno subito praticamente inerti e piantati sulle gambe i primi due gol - hanno provato una timida reazione, ma davvero molto timida. Quando c'è stata un po' di convinzione, hanno trovato sulla loro strada il bravo Marco Carnesecchi a fare buona guardia.

Nella ripresa, il terzo gol orobico, firmato da Giacomo Raspadori, ha tagliato le gambe ai rossoneri, decretando il successo degli ospiti. A quel punto la Curva Sud rossonera è esplosa e, non potendone più, ha svuotato lo stadio, uscendo praticamente a mezzora dal fischio finale. Così hanno fatto molti tifosi in altri settori di 'San Siro'. E si sono persi, ironia della sorte, il momento 'migliore' (eufemismo) della partita del Milan di Allegri che, in un sussulto d'orgoglio, ha provato a raddrizzare la baracca nel finale. Gol di testa di Strahinja Pavlović, quindi è tornato al gol Christopher Nkunku (su calcio di rigore). E in pieno recupero, di testa, per poco Matteo Gabbia non agguanta il pareggio. Ma sarebbe stato troppo, comunque non meritato. Ora la lotta Champions è una bagarre: o il Diavolo si rianima, oppure se Europa League o peggio ancora Conference League.