"Se Allegri riesce a centrare la Champions League giocando male, ha comunque raggiunto l'obiettivo. Non ha mai cambiato il ritmo della squadra. Ha ottenuto più risultati del previsto nella prima parte di stagione, mentre la seconda ha rispecchiato i valori reali, riequilibrando il cammino. Non ha fatto crescere molti giocatori. Ha sfruttato soprattutto la personalità degli ultimi due acquisti, Rabiot e Modric, che si sono rivelati i veri trascinatori. La squadra ha segnato pochissimo e fatto divertire pochissimo. Se però l'allenatore centra il traguardo, porta a casa il risultato. È vero che il risultato non è tutto. Bisogna giocare meglio e proporre un calcio piacevole, su questo sono d'accordo. A un certo punto, però, conta solo fare punti. In questo Allegri non sbaglia quasi mai. Magari fallirà contro il Cagliari, dato che parliamo a una sola giornata dalla fine. Di sicuro, però, ha condotto la squadra esattamente dove doveva trovarsi".
La nostra analisi sul gioco di Allegri
—La classica divisione tra "giochisti" e "risultatisti" è ormai obsoleta, ma Massimiliano Allegri fa parte senza dubbio della seconda categoria. Chi conosce il tecnico rossonero lo descrive come un gestore più che come un allenatore da campo, ma è sbagliato pensare che non ci sia una cura della parte tattica. Aspettarsi un'evoluzione è lecito, ma chi pensa che Allegri possa cambiare la propria natura difensivista è, con ogni probabilità, fuori strada.
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