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Milan, no Champions no Modric! E convincere Goretzka e Sørloth diventerebbe un’impresa

Daniele Triolo Redattore 
Luka Modric, fuoriclasse croato classe 1985, andrebbe via dal Milan, senza rinnovare il contratto in scadenza, nel caso in cui i rossoneri non centrassero la qualificazione in Champions League per la stagione 2026-2027. Il punto della 'rosea'

Secondo 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola, in caso di mancata qualificazione alla prossima edizione della Champions League, difficilmente Massimiliano Allegri resterebbe sulla panchina rossonera. Ma non è tutto. Perché, se in caso di Champions si respira fiducia sul rinnovo di Luka Modrić per un'ulteriore stagione, chiudere il campionato di Serie A fuori dalle prime quattro farebbe svanire il sogno di trattenere il fuoriclasse croato a Milanello fino al 30 giugno 2027.

Modric, ha ricordato la 'rosea', ha accettato di indossare la maglia del Milan, squadra del suo cuore sin da bambino, con l'obiettivo di vincere un trofeo. Un Milan in Europa League, senza la possibilità di investire molto per migliorare l'attuale rosa, di fatto, cancellerebbe o quasi questo suo sogno anche per la stagione 2026-2027. Anche perché, contestualmente, calerebbero le chance di arrivare a rinforzi come Leon Goretzka a centrocampo e uno tra Alexander Sørloth, Gonçalo Ramos e Nicolas Jackson in attacco.

Milan, senza Champions League addio a Modric e ad acquisti di livello

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Senza i soldi che garantisce la partecipazione in Champions League, il bilancio della prossima stagione rischia di andare in rosso. Pertanto, come soluzione, la società adotterebbe la politica degli investimenti contenuti e/o del calo significativo del monte stipendi e degli ammortamenti. Dovrebbero dunque essere venduti i calciatori che guadagnano di più. Come Rafael Leão, Christian Pulisic e Mike Maignan. O i giocatori che recentemente sono stati pagati tanto, come Christopher Nkunku, Santiago Giménez, Youssouf Fofana e Ardon Jashari.

Bilancio 2026 in passivo a meno che non vada via qualcuno entro il 30 giugno

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Già il bilancio di quest'anno, secondo la 'rosea', si chiuderà in passivo. Questo a meno che, entro il prossimo 30 giugno, non sia venduto uno dei pezzi pregiati, con Strahinja Pavlović che ha estimatori in Inghilterra e con Adrien Rabiot che - senza Allegri - potrebbe chiedere di andare via.


La nostra analisi: Cardinale e Furlani, basta pensare a bilancio e plusvalenze!

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Che dire: lo scenario apocalittico dipinto dal quotidiano sportivo nazionale in caso di mancata qualificazione del Milan in Champions League può concretizzarsi? Certo, assolutamente. Ma per il semplice fatto che la proprietà (Gerry Cardinale e RedBird) e l'attuale amministratore delegato (Giorgio Furlani) come stella polare della loro direzione del Milan hanno i conti, il bilancio e la gestione sostenibile dell'azienda AC Milan.

Se si trovassero a scegliere tra fare un bilancio in negativo di 20-30 milioni (cifra che non ti fa finire tra i club perseguibili dalla UEFA per il Fair Play Finanziario, sia chiaro) e provare a vincere qualcosa, Cardinale e Furlani sceglieranno sempre la prima strada. Ecco perché sulla stampa non si fa altro che provare a dare un contorno al disastro in arrivo nella malaugurata ipotesi il Diavolo arrivasse quinto. La recente storia insegna come smontare e rimontare ogni anno, sull'altare dei conti e delle plusvalenze, non porti a nulla. Consolidare, invece, un progetto e costruire un castello su solide basi - basti guardare gli ultimi anni dell'Inter - porta a risultati sportivi importanti. Che, contestualmente, fanno risalire anche i conti economici. Tanto difficile provarci?