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Milan, non solo l’allenatore: Ibrahimović sceglie il nuovo DS e spuntano due piste in Spagna

Zlatan Ibrahimovic, Senior Advisor RedBird per AC Milan, è alla ricerca di un direttore sportivo per i rossoneri
Zlatan Ibrahimović disegna l'organigramma del nuovo Milan. Per il ruolo di direttore sportivo resiste l'opzione Ramón Planes con Mauricio Pochettino, ma avanzano i profili spagnoli Manu Fajardo e Jorge Rodríguez legati a Ralf Rangnick
Daniele Triolo Redattore 

Dopo l'azzeramento totale dei quadri societari voluto dal proprietario di RedBird, Gerry Cardinale, il Milan si trova di fronte alla necessità di ridisegnare completamente la propria catena di comando sportiva. Con i licenziamenti ufficiali di Geoffrey Moncada, Igli Tare e del tecnico Massimiliano Allegri, il Senior AdvisorZlatan Ibrahimović ha assunto il mandato esplorativo per individuare i profili idonei a raccogliere un'eredità complessa, partendo proprio da un ruolo strategico come quello del direttore sportivo.

Nelle prime fasi della transizione, l'ex attaccante svedese ha vagliato profili di respiro internazionale ed enorme esperienza geopolitica. Tra i nomi sottoposti alla proprietà spiccano Txiki Begiristain (architetto dei successi storici di Barcellona e Manchester City), Lee Congerton (ex capo scouting dell'Atalanta e attuale dirigente dell'Al-Ahli) e il profilo emergente di Viktor Bezhani, attuale responsabile dello scouting del Tolosa, club storicamente vicino alle dinamiche analitiche di RedBird.


L'opzione binomio: Ramón Planes e la pista Pochettino

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Parallelamente ai profili indipendenti, Ibrahimović ha mantenuto vivi i contatti con Ramón Planes, dirigente di lungo corso stimato a livello europeo. La candidatura di Planes è strettamente legata a un preciso scenario per la panchina: l'ingaggio di Mauricio Pochettino. I due professionisti vantano un'eccellente sinergia professionale, consolidata durante la comune e fruttuosa esperienza al Tottenham in Premier League. Scegliere Planes significherebbe di fatto 'sposare' l'eventuale sbarco del tecnico argentino, garantendogli un partner sul mercato con cui esiste già un collaudato asse operativo e una totale comunione di intenti tattici.

Il modello orizzontale di Rangnick: le piste Fajardo e Rodríguez

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Nelle ultime ore, tuttavia, le quotazioni del Milan "austro-tedesco" guidato da Ralf Rangnick appaiono in forte ascesa. Se l'ex manager del Lipsia dovesse assumere il ruolo di direttore tecnico plenipotenziario — portando con sé uno tra i suoi pupilli Oliver Glasner o Matthias Jaissle in panchina — la figura del direttore sportivo cambierebbe radicalmente natura, integrandosi in una struttura di lavoro fortemente collegiale e basata sui dati.

Nella filosofia di Rangnick, il DS non opera in autonomia isolata, ma funge da braccio operativo di un team integrato. Il suo compito principale è individuare i profili grezzi attraverso lo scouting, relazionandosi costantemente con il direttore tecnico, al quale spetta l'ultima parola sulla sostenibilità economica e tecnica dell'acquisto. Per questo specifico ruolo operativo, il Milan sta guardando con attenzione alla scuola dirigenziale spagnola, focalizzandosi su due profili di alto rendimento:

  • Manu Fajardo: attuale direttore sportivo del Betis, specializzato nella rivalutazione di profili low-cost e nella gestione di mercati ad alta pressione ambientale.
  • Jorge Rodríguez: stimato uomo mercato del Villarreal, cresciuto all'interno di un club che ha fatto della programmazione giovanile e del trading di calciatori un modello sostenibile a livello europeo.
  • Due visioni per un solo Milan

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    La decisione finale di Cardinale e Ibrahimović non sarà basata semplicemente sui singoli nomi, ma sulla filosofia strutturale da sposare. Scegliere l'asse Planes-Pochettino significherebbe affidarsi a un modello di gestione più tradizionale e focalizzato su figure di forte personalità mediatica; scegliere Rangnick e un DS metodico proveniente dalla Liga certificherebbe la transizione definitiva verso un club orientato all'algoritmo, allo scouting predittivo e alla centralità del collettivo dirigenziale.