Milan, ecco Rangnick, uomo della discordia: innovatore o sapientone?

Milan, ecco Rangnick, uomo della discordia: innovatore o sapientone?

Al tedesco Ralf Rangnick piacciono le sfide impossibili: ispirato da Arrigo Sacchi, contestò Gennaro Gattuso: questa la vita ad ostacoli del Professore

di Daniele Triolo, @danieletriolo
Ralf Rangnick

CALCIOMERCATO MILAN – ‘La Gazzetta dello Sport‘ in edicola questa mattina ha dedicato un lungo approfondimento a Ralf Rangnick, classe 1958, uomo scelto dall’amministratore delegato Ivan Gazidis per guidare la rinascita del Milan a partire dalla prossima stagione.

Tante le curiosità sul personaggio Rangnick, che, nell’ottobre 2017, nell’intervallo di Lipsia-Bayern Monaco della Coppa di Germania, scese dalla tribuna (svolgeva soltanto il ruolo di direttore sportivo) ed invase il campo brandendo sotto il naso dell’arbitro uno smartphone per mostrargli l’immagine di un fallo da rigore non fischiato.

Vari anni prima, nel 2005, quando era allenatore dello Schalke 04, si scagliò contro l’allora centrocampista rossonero, Gennaro Gattuso, che aveva esultato in faccia al danese Christian Poulsen, appena eliminato dal Diavolo in Champions League, per vecchie ruggini: «A volte saper vincere è più difficile che saper perdere. Gattuso è stato un provocatore», disse Rangnick nel post-partita.

Divenne, però, famoso, Rangnick, al grande pubblico già nel 1998, quando, in televisione, spiegava il 4-4-2 “che anche le mogli avrebbero capito”. Era inviso a molti, all’epoca, ha sottolineato la ‘rosea‘, perché a dare lezioni di tattica era pur sempre un ex calciatore dilettante che, in panchina, aveva vinto il campionato di 3. Liga, con l’Ulm. Da qui, il soprannome ‘Professore‘, non sempre inteso in chiave positiva, e, infatti, spesso sostituito con ‘Sapientone‘.

Rangnick, però, non ha convissuto soltanto con l’antipatia di parte del mondo del calcio. È stato un anticipatore, un innovatore, un rivoluzionario, addirittura, per i suoi seguaci, incantati da concetti adesso ritenuti naturali ma, all’epoca, ammantati di scetticismo. È stato ispirato dal modello Milan di Arrigo Sacchi e da quello della Dynamo Kyiv di Valeryj Lobanovskyj: ha sempre cercato novità per ‘rinfrescare’ il suo metodo di fare calcio. Velocità, contropiede, tempi immediati per riconquista o arrivare in porta (8-10 secondi) non si conquistano solo con allenamenti tecnici.

Si affida a menti rapide e piedi veloci sul campo, ma anche tutto ciò che c’è intorno, per Rangnick, conta. Prima si circondava di psicologi, maestri di yoga, allenatori di altre discipline; adesso, invece, utilizza analizzatori della prestazione che controllano i giocatori prima dell’allenamento (tempo di sonno, carico di energia, valori di creatina chinasi) per modulare le sedute sulla condizione. I nutrizionisti hanno introdotto anche menu vegani, il Lipsia li propone pure allo stadio.

Gli allenamenti, ha evidenziato ‘La Gazzetta dello Sport‘, prevedono anche formazione sulla percezione, per migliorare i tempi di reazione. Si tratta spesso di collaudo per i nervi: i giocatori sotto pressione devono riconoscere la situazione di gioco e trovare la miglior soluzione. Nel «programma psicologico» che viene dato agli atleti prima di ogni incontro, vengono descritte con sottofondo musicale le fasi pericolose e i sistemi per evitare il panico, una volta in svantaggio. E quando un calciatore, in campo o in allenamento, si rivela indisciplinato o ribelle, può anche essere ‘punito’ con la ‘ruota della sventura‘, come accadeva a Lipsia.

Negli ultimi anni, Rangnick ha allenato soltanto il RB Lipsia, appunto, nel 2015-2016 (promozione in Bundesliga) e 2018-2019 (qualificazione in Champions League), agendo, per lo più, da direttore sportivo della ‘Red Bull‘: il ruolo di manager, per intuizioni, visioni e scelte degli uomini, gli riesce meglio, da tempo. Ne he parlato, in esclusiva per ‘PianetaMilan.it‘, Stefan Krause, corrispondente della ‘BILD‘ per il RB Lipsia, che ben conosce Rangnick: per le sue dichiarazioni, continua a leggere >>>

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