I dati confermano comunque la crisi realizzativa: Leão non trova la rete dal 1° marzo (Cremonese-Milan 0-2). Sono passati quasi due mesi, tantissimi. Un digiuno reso ancora più pesante dalle difficoltà degli altri attaccanti del Milan: Pulisic è ancora a secco in questo 2026, così come Fullkrug e il rientrante Gimenez. Nkunku non ha mai inciso e convinto.
L'incognita fisica: quanto pesa la pubalgia?
—Molti riconducono le sue difficoltà a una mera questione di ruolo. Passare da esterno del 4-3-3 (o 4-2-3-1) a prima punta nel 3-5-2 di Allegri, pare non averlo esaltato più di tanto. Per certi versi siamo d'accordo: Leao non è certamente una prima punta, e mai lo sarà. Però oggi è oggettivamente difficile valutarlo, per via delle sue difficoltà fisiche. Anche quando si sposta sull'esterno, infatti, non sembra il giocatore di prima. Dal punto di vista della medicina sportiva, la pubalgia cronica che tormenta l'attaccante da dicembre non influisce solo sulla velocità pura, ma condiziona la capacità di strappo e il cambio di direzione, elementi cardine del gioco del portoghese. L'atletismo e lo strapotere fisico sono sempre state le due armi predilette del portoghese per sovrastare gli avversari. Oggi tutto questo lo limita, rendendolo più 'normale', meno efficace e prevedibile, depotenziandolo negli uno-contro-uno.
Il rientro a Milanello: focus sul campo
—Oggi pomeriggio, alla ripresa degli allenamenti a Milanello, capiremo qualcosa di più sul suo stato d'animo. Il distacco dai social potrebbe essere una misura temporanea di digital detox e indicare la volontà di Leão di isolarsi dalle critiche esterne per concentrarsi esclusivamente sul recupero fisico e tecnico in vista del finale di stagione e del Mondiale con il Portogallo. Oppure potrebbe essere un evidente segnale di insofferenza e rottura con l'ambiente milanista. E voi, che lettura ne date?
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