Il tecnico rossonero ha espresso tutta la sua delusione per l'1-1 del Mapei Stadium. Nel mirino la gestione del vantaggio: "Questione di mentalità"

- Milano
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Il punto rimediato ieri sera al Mapei Stadium dal Milan contro il Sassuolo non ha soddisfatto nessuno in casa rossonera. Chi ha manifestato la delusione più profonda è stato senza dubbio l'allenatore Rúben Amorim il quale, nel post-partita della gara valida per la 6^ giornata della Serie A 2026-2027, si è presentato davanti alle telecamere visibilmente contrariato sia per l'esito finale del match sia per l'involuzione espressa dai suoi giocatori sul terreno di gioco di Reggio Emilia.

«Quando non vinciamo non siamo mai soddisfatti», ha esordito il tecnico portoghese al termine di Sassuolo-Milan 1-1, in una serie di dichiarazioni riprese dettagliatamente dai quotidiani sportivi oggi in edicola, tra cui l'edizione odierna del Corriere dello Sport. Il tecnico ha analizzato con lucidità il blackout dei suoi: «Meritavamo il vantaggio, ma dopo il gol è chiaro che avremmo dovuto gestire meglio la partita, fare più possesso palla e frenare la reazione avversaria. Non possiamo assolutamente permetterci di subire gol da calcio d’angolo».

Il grande rammarico di Amorim: il blackout post-Rabiot e il pari di Odenthal

Il rammarico maggiore espresso da Amorim risiede nella clamorosa perdita di controllo della squadra che, subito dopo aver trovato la rete dello 0-1 grazie al fendente di Adrien Rabiot al 63', ha concesso tre clamorose occasioni da gol ai neroverdi di Alberto Aquilani. Una sbandata collettiva che ha portato al definitivo pareggio siglato al 68' da Cas Odenthal. «È evidente che non possiamo ritenerci soddisfatti quando buttiamo via due punti in questo modo», ha ribadito l'allenatore rossonero, che ha individuato con precisione le carenze psicologiche del gruppo.
Rúben Amorim (allenatore AC Milan), qui durante Sassuolo-Milan 1-1 (Serie A 2026-2027)

Secondo la visione del tecnico, il Milan avrebbe dovuto mantenere la medesima identità mostrata prima del vantaggio, congelando il ritmo attraverso il possesso ed evitando di prestare il fianco alle transizioni rapide del Sassuolo. Amorim ha battuto molto sul tasto della mentalità, spiegando che una grande squadra ha il dovere di continuare a spingere e amministrare il pallone proprio nel momento in cui l'avversario ferito tenta di riversarsi in avanti alla ricerca del pari.

L'equivoco tattico del modulo e il digiuno di Gonçalo Ramos

La sfida contro gli emiliani ha evidenziato anche la persistente sterilità del reparto offensivo del Milan, con un focus particolare su Gonçalo Ramos, apparso ancora una volta la controfigura opaca del bomber implacabile ammirato con la maglia del Portogallo durante la sosta. Amorim ha ammesso le difficoltà nello scardinare il blocco difensivo avversario: «Dobbiamo lavorare meglio sulle combinazioni nell’ultimo terzo di campo; ieri loro sono riusciti a chiuderci le linee a centrocampo e a sbarrarci la strada. Ci stiamo provando, questo è l’ultimo step per arrivare a calciare in porta con maggiore pericolosità».

Dal punto di vista della lavagna tattica, l'allenatore rossonero aveva iniziato la contesa proponendo un inedito 4-4-1-1, per poi ritornare a gara in corso al più collaudato 3-4-2-1. Nel post-partita Amorim ha voluto chiarire la ratio di questo switch: «Alla fine i giocatori in campo sono gli stessi, c'è la duttilità per ruotare e disporsi a tre o a quattro. Con la linea a quattro siamo più aperti in fase di costruzione e i centrocampisti hanno la licenza di spingersi un pochino più in avanti».

L'allarme per Matteo Gabbia: il dolore del leader rossonero

La chiosa finale dell'intervento del tecnico lusitano non poteva che essere dedicata alle condizioni fisiche di Matteo Gabbia, uscito anzitempo dal campo a causa di un serio infortunio muscolare al flessore sinistro che rischia di tenerlo fuori a lungo. «Non conosco ancora di preciso i tempi di recupero e l'esito degli esami clinici. È però evidente che Gabbia sia un giocatore fondamentale per questo gruppo, a prescindere dal fatto che parta nell'undici titolare o meno. Un infortunio del genere fa malissimo a tutta la squadra, e vi garantisco che ho percepito chiaramente sul campo tutto il dolore che il ragazzo provava in quel momento», ha concluso Amorim, visibilmente scosso per la perdita di uno dei pilastri dello spogliatoio in vista del tour de force di ottobre.

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